Poco meno di un anno fa, in Bolivia, si consumava un golpe militare contro il governo socialista del Presidente Evo Morales.
Come da registro, in molti dei terribili colpi di Stato sudamericani, una combutta di militari, compagnie statunitensi ed esponenti della borghesia, si è mobilitata contro il governo popolare appena eletto.

Ma fin da subito, per i golpisti di Jeanine Añez, le cose non sono andate come sperato.
Massicce proteste hanno sconvolto il Paese, con milioni di lavoratori e lavoratrici che manifestavano per la democrazia.
Le proteste sono state accolte dagli spari dei militari, con decine di morti registrati.
Tutto ciò ha indotto i golpisti a programmare delle elezioni, in sostituzione di quelle che avevano siglato il terzo mandato di Evo Morales; per dare almeno una parvenza di legalità al proprio governo.
Le elezioni sono state, però, più volte rimandate, mentre vari tribunali provavano a mettere fuori legge il vecchio partito al potere.
Intanto il Paese è entrato in crisi economica, ed è arrivato ad essere uno dei più contagiati dal Covid-19 in Sud America.

Tra ieri ed oggi, però, questa vicenda ha trovato una conclusione.
Le proiezioni delle votazioni tenutesi il 18 Ottobre decretano la vittoria di Luis Arce, candidato del Mas, il partito dell’ex Presidente Morales.
Con grande moderazione, il neo-eletto ha commentato su Twitter: ”Recuperiamo la democrazia e recupereremo la stabilità e la pace sociale”.
Tante sono state le congratulazioni dai leader sudamericani vicini al MAS.

Più che per il partito, questa è una vittoria per una ampia parte del Paese, che tanto sangue ha versato per il proprio diritto all’autodeterminazione, alla libertà e alla democrazia.
Ora non ci resta che aspettare e vedere se il MAS (Movimento Al Socialismo) continuerà con la sua gestione rivoluzionaria del Paese, che, va ricordato, in 13 anni, ha ridotto la povertà dal 38 al 17%, ha azzerato l’analfabetismo (prima oltre il 20%) e ha garantito una ampio sistema di welfare. Il tutto mantenendo i conti in regola e aumentando il Pil e il Pil pro capite (Fonte “La Repubblica”, “Il Fatto Quotidiano”).