Gli anni Ottanta in Italia.

Un decennio cupo di malessere, diviso tra le lotte operaie contro la restaurazione, un preoccupante disagio sociale e gli ultimi, durissimi colpi di coda del terrorismo – a cui si sostituirà la “disciplina stragista” della mafia, iniziata alla fine degli anni Settanta e proseguita fino alla metà degli anni Novanta – che decreterà la fine dei cosiddetti “anni di piombo”.

Ciò, purtroppo, condurrà a una partecipazione sempre meno sentita nei confronti delle battaglie sociali e ideologiche – percepite “a pelle” come perdute senza comprendere che, abbandonandole, si condannava le future generazioni ad essere privi delle protezioni per le quali vi era stata la lotta – e l’affermarsi di uno stile di vita più frivolo, basato solo sulla felicità individuale e l’affermazione personale, con il “pensiero personale” e l’edonismo a farla da padroni, creando persone con il “vuoto nell’anima”.

In particolare, questo è il decennio dell’AIDS – annunciato come malattia nel 1981 la cui sindrome, dopo pochi anni, verrà finalmente dichiarata pandemica – e del disastro di Cernobyl – avvenuto nel 1986 – oggi considerato il più grave incidente nella storia dell’umanità, che riuscì ad influenzare pesantemente il dibattito internazionale riguardo l’energia nucleare, senza che si sia mai riusciti a trovare un compromesso sul suo utilizzo.

Prendendo spunto dal racconto Il Terzo Figlio di Andrej Platonovič Klimentov – e coadiuvato “in stato di grazia” da un quartetto di attori del calibro di Philippe Noiret / Michele Placido / Vittorio Mezzogiorno / Charles Vanel – il regista Franceso Rosi analizza uno dei periodi più complessi ed emblematici del nostro paese nel film Tre Fratelli del 1981.

Donato Giuranna, un anziano contadino pugliese, contatta i tre figli che lavorano al Nord da anni, per informarli della morte della madre. Ritornati nella cascina paterna, si ritroveranno a confrontarsi su come loro e il mondo siano cambiati dal momento in cui sono andati in cerca di un futuro migliore nella notte che precede il funerale. Alla fine, quando se ne andranno, non saranno in grado di comprendere quanto il mondo che conoscevano sia alla sua fine.

FONTEwikipedia.org
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