Ponzio Pilato.

Una delle figure più controverse legate al mondo della cristianità; quinto prefetto della Giudea – su nomina di Seiano – rimase in carica tra gli anni 26 e 36 dc, segnalandosi per la sua natura fin troppo intransigente, e finendo per macchiarsi di azioni che venivano considerate come insulti al popolo, atti di rapina e violenza ingiustificata.

L’evento per cui è “tristemente noto” – la crocifissione di Gesù – è nota essenzialmente in maniera “edulcorata” in quanto va visto come un tentativo di esonerare i romani dalla responsabilità della morte del Salvatore, dato che il cristianesimo si diffondeva sempre di più nell’impero e non aveva interesse a entrare in conflitto con le autorità romane.

Tale “operazione di depistaggio” serviva anche a poter prendere, il più possibile, le distanze dall’ebraismo, con cui la religione cristiana rischiava di essere confuso; ciò portò i quattro evangelisti a tentare di addossare ogni colpa al popolo ebraico – e in particolare ai suoi capi – mettendo in moto un meccanismo di odio che raggiungerà il suo culmine con la Shoah.

Luigi Magni – uno dei più iconoclasti registi italiani di tutti i tempi – coadiuvato dal “clown bianco” Nino Manfredi – con cui ha collaborato in capolavori come Nell’anno del Signore (1969), In Nome del Papa Re (1977), In Nome del Popolo Sovrano (1990) e La Notte di Pasquino (2003) – ne realizza un ritratto tra lo storico e il grottesco nel 1987: Secondo Ponzio Pilato.

Gesù è morto sulla croce, ma Pilato non riesce ad avere pace; dentro di lui il dubbio di aver ucciso un innocente inizia, lentamente, a consumarlo ma nessuno sembra in grado di consigliarlo: neppure la moglie Claudia – che lo accusa di avere le mani sporche di sangue di un giusto – è capace di rendere meno doloroso il suo tormento.

Dopo la resurrezione del messia, per lui inizia una ricerca affannosa per dimostrare che la sua predicazione era solo una menzogna che lo condurrà fino in Galilea, dove assisterà alla sua ascensione al cielo, dimostrandosi incapace di trovare una spiegazione di tipo razionale a quello che ha assistito.

Sarà solo facendo ritorno a Gerusalemme – e trovandovi la popolazione massacrata dall’imperatore Tiberio, che sperava di guarire dalla lebbra grazie al Nazareno – che comprenderà l’immensa empietà del suo atto e deciderà di assumersi le sue reali responsabilità.

Una volta curato Tiberio – grazie a un panno su cui è impressa l’immagine di Cristo, e donatogli da Barabba quando è stato incarcerato – Pilato chiederà di morire decapitato in quanto lui è l’unico colpevole della sua morte, e che tale “colpa” deve ricadere unicamente su di lui che l’ha decretata e non su tutto il popolo ebreo, manipolato dai sommi sacerdoti.

Secondo Ponzio Pilato: quando un uomo si fa carico delle sue responsabilità per la salvezza di un popolo.

 

Fonte articolo: wikipedia.org & storicang.it

Fonte foto: imdb.com