Con l’inizio della vaccinazione nel nostro Paese ha iniziato a modificarsi l’approccio alla pandemia da Covid-19 degli italiani e del Governo.
Sul lungo sentiero che conduce all’immunità di gregge ci sono, però, ancora alcune minacce al buono svolgimento dell’atto finale dell’epidemia.
Per fare chiarezza sulle sfide che ci toccherà affrontare, il programma “Agorà” di Rai3 ha intervistato l’infettivologo e primario dell’Ospedale “Luigi Sacco” di Milano, Massimo Galli.

Per prima cosa Galli ha chiarito che i numeri necessari a raggiungere l’immunità di gregge sono per ora ignoti: “perché non c’è ancora stato nessun posto al mondo dove è stato raggiunto questo obiettivo“. Questo è uno dei concetti più importanti che bisogna fare propri in questa fase.
Secondo il noto infettivologo, per uscire completamente dalla pandemia, occorrerebbe una  campagna di vaccinazione efficace in tutto il globo, cosa che, riconosce, potrebbe non essere possibile. Nonostante ciò si procederà sicuramente ad una immunizzazione di massa in Italia ed in Europa, così da creare un ambiente sicuro.
Per avere un quadro più chiaro, conclude, bisognerà attendere i risultati almeno della prima parte delle vaccinazioni attualmente in corso; a Marzo si potrà procedere a trarre conclusioni.

Galli ha poi risposto ad alcune domande sulla nuova “zona bianca”.
Per chi si fosse perso questa novità, la “zona bianca” è l’ultima aggiunta al sistema di zone colorate, che definiscono le limitazioni imposte per fronteggiare l’epidemia.
In questa nuova zona, che diventerebbe attiva in aree con un incidenza di casi di 50 ogni 100.000 abitanti, sarebbe possibile fare praticamente tutto.
Secondo Galli parlare di “zona bianca” al momento sarebbe: “un discorso un po’ illusorio”.
La difficoltà di tracciare gli spostamenti individuali, tra zone bianche e non, creerebbe una promiscuità in grado di ricontagiare rapidamente aree libere dal virus.
“Il virus si muove con le persone: è necessario limitarne gli spostamenti per fermarlo” ha aggiunto.

Galli si è anche espresso sulla polemica sorta di recente riguardo l’apertura delle scuole.
Secondo l’infettivologo: “la situazione richiede un’attenzione, per quanto riguarda il personale delle scuole, docente e non docente. Soprattutto alla materna e alle elementari, dove i bambini non possono stare con la mascherina”.
Può fare indignare il fatto che i bar siano aperti mentre le scuole sono chiuse, ma: “l’ambito scuola è epidemiologicamente più rilevante”.