Per troppo tempo su questo tema ed argomento mille sono le notizie che viaggiano senza verità, anzi molte volte, per scelta o per errore, si hanno informazioni errate, traslate dal tempo o da chi vuole celare la verità. Le verità sulla persecuzione delle streghe sono da sempre nascoste e celate ai più, film e racconti hanno riscritto e romanzato sui veri fatti ed accadimenti della storia. Molte sono le ricostruzioni ed interpretazioni, ma la storia, quelle con la “S” maiuscola cosa può veramente rilevare? Dalla storia tratta del Libro nero dell’Inquisizione e i Verbali ufficiali può rispolverare dalle cenere i misteri e i segreti celati volutamente nel tempo.

La Stregoneria viene generalmente considerata un insieme delle pratiche magiche e di rituali, spesso con un carattere simbolico, tese a influire negativamente sulle persone o sulle cose, ricorrendo ad un essere soprannaturale e malefico. In questa senso il termine è diffuso in tutte le culture fin dall’antichità con anche accezioni positive. Nella lingua italiana per esempio il termine deriva dalla parola “strega”, che a sua volta proviene dalla parola latina strix, ovvero un rapace notturno (lo strige o barbagianni) che con il suo verso acuto (da cui il nome), stordendo le prede, secondo le leggende popolari, succhiava il sangue delle capre. La letteratura latina ci fornisce vari esempi di questa credenza, per esempio le striges di Ovidio erano mostri per metà uccelli e per metà donne (arpie), mentre quelle descritte da Orazio erano donne a tutti gli effetti; ancora, Apuleio parlò sia di mostri rapaci sia di donne che potevano trasmutarsi in animali per mezzo di un unguento magico. Da queste differenziazioni derivò la figura della malefica, ovvero la strega come la si intende oggi, una donna che prevedeva il futuro e praticava la magia più tardi poi adoratrice del Diavolo e quella legata alla natura quale figlia del tempo pagano.

Nelle altre lingue europee le parole che vengono tradotte in italiano con “strega” presentano etimi differenti, cosicché il termine acquisisce una maggior varietà di significati, in francese si usa sorcière proviene dal latino sortilega, ovvero opera di divinazione, cioè traeva le “sorti”. In inglese invece si usa witch e nel tedesco hexe usati per indicare chi era sapiente. Inoltre nella lingua inglese esiste in ambito antropologico la distinzione fra i termini witchcraft e sorcery, vale a dire fra stregoneria e magia nera.

Quindi la stregoneria è presente dalle origini della storia e può essere della natura o dell’uomo unito al malefico. La stregoneria indica una predisposizione innata e solitamente ereditaria a compiere il male con la sola forza psichica; la magia nera si riferisce alla pratica di gettare sortilegi e incantesimi mediante rituali o con pozioni magiche ottenute tramite la manipolazione di erbe o di sostanze organiche. In Italia da sempre sono la stessa cosa e ciò è riconducibile alla visione distorta dell’Inquisizione e della Caccia alle streghe, definita comunque sia “stregoneria diabolica”, che venne comunque catalogata nei vari processi inquisitori in: eresia, magia cerimoniale, magia amorosa, astrologia, malefìci, negromanzia. Un ulteriore distinzione avviene per la stregoneria rurale, caratterizzata dal complesso di credenze pagane e precristiane, e stregoneria cittadina, rappresentata dai fenomeni di possessione diabolica.

Dal 1257 al 1816 l’Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti, essi erano accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate senza processo, in segreto, col terrore della tortura. In tre secoli alcuni storici hanno stimato che furono sterminati 9 milioni di streghe, all’80% donne e bambine. Esempi violenti ed importanti sono avvenuti: tra il 1587 e il 1593 l’arcivescovo di Treviri fece giustiziare 368 streghe, il che equivale alla media di una e mezzo alla settimana. Nel 1585 due villaggi tedeschi subirono una tale decimazione che in entrambi rimase viva una sola donna. Lungo un arco di tre mesi, cinquecento presunte streghe furono condannate al rogo dal vescovo di Ginevra. Fra il 1623 e il 1633 il principe e arcivescovo di Bamberga ne fece morire tra le fiamme più di seicento. Nei primi anni del XVII secolo 900 persone furono bruciate dal principe e vescovo di Würzburg, tra cui il suo stesso nipote, diciannove sacerdoti, e alcuni bambini accusati di avere avuto rapporti sessuali con il demonio.

Nelle inchieste e negli interrogatori, la regola che veniva applicata alle prove era semplicissima: qualunque fatto su cui giurassero due o tre testimoni veniva accettato come vero e anche come definitivamente provato e poiché si supponeva che tali malcapitate fossero possedute dal demonio, le streghe non avevano diritti. Le si poteva ingannare, maltrattare, torturare ed uccidere e qualunque inquisitore decidesse di combattere la stregoneria, diventava, con la propria azione, un missionario che ne diffondeva ancora di più il seme. Le “prove” erano numerose, la prima, la più astuta e pericolosa era di tipo teorico, ricavato dalla combinazione tra pensiero e linguaggio; poi, c’erano “prove” a scelta: per esempio, gli eretici erano sottoposti alla prova della pietra al collo. Il reo veniva gettato in acqua legato ad una pietra: se annegava era innocente, se invece restava a galla era posseduto dal demonio… in ogni caso moriva! Questa logica binaria, o sei colpevole o sei colpevole, era ferrea e colpiva ogni accusato di stregoneria. Quindi se il reo “confessava” era dichiarato colpevole di stregoneria, se invece “non confessava” era considerato eretico, e di conseguenza arso sul rogo. Era sempre colpevole. Le donne venivano violentate oltre che torturate; i loro beni erano confiscati appena accusate, prima del giudizio, poiché nessuna veniva assolta. La famiglia intera veniva spossessata di ogni bene, si dissotterravano persino i morti per bruciarne le ossa.

Vi era un manuale dell’Inquisizione che stabiliva che la strega accusata doveva essere “spesso e frequentemente esposta alle torture“. Molte donne accusate di stregoneria, quando venivano processate, infierivano su se stesse, quasi sentendosi colpevole, e raccontavano di loro azioni fin nei più piccoli particolari e, spesso, denunciavano la loro coabitazione col diavolo. Alle vittime venivano afflitte delle torture durante l’interrogatorio come stritolare in una morsa i pollici, le dita dei piedi e le gambe; poi venivano frustate fino a sanguinare. Curiosamente le frustate, lo schiacciamento dei pollici e perfino la ruota erano considerati soltanto parte dei preliminari, e non erano classificati come “vere torture”. L’Arcivescovo di Colonia redasse un Tariffario delle Torture che includeva quarantanove voci e i prezzi relativi che dovevano essere pagati al torturatore dalla famiglia della vittima. Per esempio, la domanda poteva essere se credeva o no che esistesse la stregoneria, e che si potessero scatenare tempeste o affatturare uomini e animali. È da notare che, inizialmente, la maggior parte delle streghe affermava di no. Se la persona imputata negava di crederci, la domanda successiva arrivava con la violenza di una trappola che scatta: «Allora, le streghe bruciate sono state condannate ingiustamente? E il malcapitato, o la malcapitata, era costretto a dare una risposta». E neanche importava quale fosse, perché la colpevolezza era certa, dal momento che non credere nella stregoneria era già di per sé un’eresia.

Inoltre quando una strega veniva arrestata, si prendevano complicate precauzioni per neutralizzare i suoi poteri: negarle il contatto con la terra tenendola sollevata su un’asse di legno oppure in un cesto; quando si trovava davanti al giudice doveva rimanere voltata di spalle, in tal modo le era impossibile qualunque tentativo di ammaliarlo con lo sguardo; i giudici “non dovevano lasciarsi toccare da lei e, particolarmente, dovevano fare in modo di non venire in contatto con le sue braccia o le sue mani nude“. Ai giudici veniva anche consigliato di portare al collo, appesi a un laccio o a una catenella, erbe benedette e sale consacrato durante la domenica delle Palme, sigillati in una speciale cera, anch’essa benedetta. Il processo veniva portato avanti con una conoscenza piuttosto sofisticata della psicologia e la paura della tortura, per citare l’esempio più ovvio, veniva provocata e alimentata fino a che non si trasformava in uno stato talmente parossistico di panico da vanificare la necessità della tortura stessa. Le condannate erano sempre controllate perché in caso di suicidio o di tentato suicidio, causato dallo strazio o dal terrore, veniva interpretato come un’ispirazione del demonio, e perciò come un’ulteriore prova di colpevolezza.

Sotto il profilo storico la stregoneria fu un “male da combattere”, quando nel XIV secolo la Chiesa Cattolica cominciò a esprimere sempre maggiore preoccupazione verso quegli individui ritenuti adoratori del Demonio e capaci di operare il male per mezzo di sortilegi, preoccupazione che con l’andare del tempo si tradusse in una paura dilagante anche tra le autorità civili e che si affiancò, talora sovrapponendosi. Il crescendo di questo timore portò alla credenza, ampiamente diffusa in Europa tra il Cinquecento e il Seicento, che tutto l’occidente cristiano fosse minacciato da una setta malvagia e apostata che aveva stretto un patto col Demonio, i cui adepti erano le streghe e gli stregoni. Nel 1398 produsse l’Università di Parigi, pur non essendo teologicamente vincolato, affermò che i poteri magici erano reali e non puramente illusori come il Decretum di Graziano. Ma l’intensificazione delle persecuzioni ebbe inizio dopo la promulgazione della bolla papale Summis desiderantes affectibus di Innocenzo VIII nel 1484 e la pubblicazione, nel 1486 o 1487, del trattato Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe) scritto dall’inquisitore Heinrich Institor Kramer.

In Italia nel nord si ebbe una lunga presenza della ricerca della stregoneria, molto più presente in Germania, in Inghilterra e in Francia. I paesi europei con maggiore presenza dell’Inquisizione furono la Spagna e la Polonia. La Damnatio memoriae ha trasformato eventi e tragedie in leggende lontane e visionarie… magiche appunto, ma la moderna ricostruzione e ricerca oggi illumina quelle carceri delle torture e quei sabba nei boschi, che nelle sere tempestose hanno ormai una coltre oscura del silenzio.