Nella rivista “Environment: Science and Policy for Sustainable Development”, ultimamente, è stato discusso un controverso scenario ipotizzato da Robert Toovey Walker, dell’Università della Florida, nel quale esiste il rischio che, tra oltre quarant’anni, la parte meridionale dell’Amazzonia rischia di cessare di esistere.

A rischiare di determinare un così pericoloso futuro, vi sono tre premesse: la deforestazione, la crisi climatica e lo sfruttamento economico delle risorse naturali, che stanno conducendo, dopo anni di politiche ambientali efficaci e positive, a un punto massimo di pericolo come non lo si vedeva dal 2012.

Ma anche lo sfruttamento scriteriato delle risorse sta influendo in tutto ciò, al pari della riduzione delle precipitazioni, che causano un terribile prolungamento delle stagioni secche, arrecando gravi danni soprattutto nelle zone deforestate.

Il pericolo maggiore, in pratica, è quello che si ripeta la terribile siccità del 2005, che mise a rischio non solo le biodiversità presenti nella regione, ma perfino le popolazioni indigene, vulnerabili per la loro completa e totale dipendenza diretta dalle risorse di base e un’estrema ed estesa emarginazione sociale che devono vivere

Da non sottovalutare, in tale contesto, l’idroclima forestale, periodicamente messo in pericolo visto che il Brasile fa fin troppo affidamento sull’energia idroelettrica per la quasi totalità del suo consumo energetico, con una perdita totale di foreste che rischia di superare il limite del 25% nel prossimo futuro.

La terra ha un solo polmone verde, ed è giunto il momento di preservarlo sul serio, prima che il tempo rimasto scada senza possibilità di rimedio.

Fonte foto: newnotizie.it