Nella lunga storia dell’Impero Romano dal 27 A.C. al 476 D.C. tutti gli imperatori che si succedettero sul trono non morirono di morte naturale, ma furono assassinati a volte dai loro stessi familiari, a volte dai soldati, a volte dai pretoriani, una sorta di guardia particolare di ogni imperatore.

È per questo che dopo la dinastia Giulio-Claudia molti di loro regnarono addirittura per un solo anno, o per pochi mesi.

Uno dei più longevi fu proprio Ottaviano Augusto, nato il 23 settembre del 63 A.C. e deceduto a Nola il 19 agosto del 14 D.C., all’età di 75 anni, una età che in quell’epoca era veramente eccezionale, considerando che in media si moriva a 40/45 anni.

Qualcuno sospettò che la causa della sua morte fosse Livia, la moglie, la quale avrebbe dato da mangiare al marito dei fichi avvelenati.

Tale episodio è tutt’ora oggetto di studio, in quanto non è assolutamente certo, a livello storico. Molti storici non lo considerano, peraltro, il primo imperatore romano, ma ritengono che sia stato il secondo imperatore dopo Gaio Giulio Cesare, il padre adottivo, anch’egli vittima di un complotto di senatori che lo colpirono con numerose pugnalate appena varcò la soglia del Senato: era il 15 marzo del 44 A.C. (le Idi di Marzo romane).

Gli imperatori romani ebbero un enorme potere, ma spesso transitorio, perché le congiure e gli intrighi di palazzo furono sempre all’ordine del giorno. Statisticamente le morti violente aumentarono a partire dal 3° secolo D.C. in poi. Ormai il tempo della Repubblica era lontano ed anche quello dei primi re, da Romolo in poi.

Le congiure, i tradimenti, gli intrighi di palazzo minarono enormemente la vita dell’Impero Romano, aggiungendosi alle altre cause che ne determinarono la caduta, quali quelle economiche, politiche, sociali, con particolare riguardo al gioco delle alleanze di Roma con i popoli barbari confinanti. Provocarono in una parola una certa instabilità. Le conseguenze furono inevitabili: le invasioni dei Goti, ad esempio.

L’Ultimo imperatore romano fu Flavio Romolo Augusto, noto storicamente come “Piccolo Augusto” o “Augustolo”, deposto poi da Odoacre, re degli Eruli ed inviato in Campania dopo la deposizione.

Secondo gli storici non fu ucciso, probabilmente per la sua giovane età. Ci furono omicidi, a livello di corti imperiali, anche nell’Impero romano d’Oriente, ma la percentuale di decessi per morte violenta è senz’altro inferiore (l’Impero d’Oriente finì nel 1453 D.C.).

Il potere fu sempre alla base di quegli omicidi, trappola mortale che per tanto tempo ha funzionato.