La pionieristica iniziativa Great Green Wall – creata e guidata dall’Unione Africana – allo scopo di creare un vasto sistema (o mosaico) di paesaggi produttivi verdi tra il Nord Africa, il Sahel e il Corno d’Africa, si arricchisce di un finanziamento della bellezza di quattordici miliardi di dollari.

Sviluppata con l’obbiettivo di dar vita a un enorme striscia di vegetazione che attraversa tutto il paese, ha avuto origine nella regione del Sahel – confinante con il deserto del Sahara – nota tra le aree più a rischio per via degli effetti dei cambiamenti climatici per via della siccità persistenti, la mancanza di cibo, i conflitti per la scarsità di risorse naturali.

Tra le operazioni derivanti dal progetto, politiche intelligenti e investimenti giusti, insieme a un rilancio delle economie locali e un programma di innovazione nell’energia e nei trasporti per mettere in atto una ripresa sostenibile e una trasformazione economica e sociale.

Dal lontano 2007 – anno di nascita di tale iniziativa – numerosi paesi della regione sahelo-sahariana, – come Algeria, Burkina Faso, Capo Verde, Egitto, Etiopia, Libia, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Gambia, Tunisia – hanno scelto di prendervi parte allo scopo di poter realizzare una “barriera verde” per contrastare l’avanzata del deserto e generare non solo una maggiore sicurezza alimentare, ma anche di posti di lavoro e stabilità.

In futuro, la Grande Muraglia Verde risulterà lunga all’incirca 8.000 km, larga quindici km e dovrebbe coprire undici paesi nei quali saranno piantati, tra gli altri, soprattutto alberi di acacie, resistenti alla siccità e con radici in grado di conservare acqua nel suolo.

Ma anche operazioni di ripristino di terreni degradati – cinque milioni di ettari in Nigeria e trentasette milioni di ettari in Etiopia – così da fornire terreni fertili, sicurezza alimentare e posti di lavoro verdi, per poter dare un reddito reale alle famiglie, così da mettere un freno all’emigrazione della popolazione in altre zone.

 

Fonte articolo: GreatGreenWall

Fonte foto: hu.unisinos.br

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