25 giugno 1903: nasceva in India lo scrittore e giornalista inglese George Orwell, fine osservatore della società del suo tempo, dove l’opprimente importanza legata allo status sociale, lo spinge ad indossare abiti usati e a vivere nei quartieri più malfamati della città, per riuscire ad immedesimarsi con i “reietti”, gli esclusi.

Tale “esperimento” – che gli permetterà di scrivere in modo realistico dei problemi affrontati dalle classi più povere – influenzerà i due romanzi più importanti della sua carriera: La Fattoria degli Animali del 1944 dove, attraverso la rivolta degli animali di una fattoria per creare un sistema egualitario, viene spietatamente mostrato come l’arroganza di potere continua ad avere il sopravvento.

L’altro, lucido precursore delle situazioni odierne, è 1984, pubblicato nel 1950, pochi mesi prima della sua morte, e si concentra su un Inghilterra controllata da un regime totalitario, ed impegnata, quasi allo spasimo, a soffocare ogni forma di libertà e opinione dei cittadini, vittime di un sistema che li controlla continuamente e li manipola sfruttando la sua ignoranza.

Oggigiorno, occorrono davvero altri scrittori del calibro di Orwell, per comprendere quello che potrebbe accadere un giorno e, se fattibile, cercare di evitarlo.