Re di Napoli dal 1495 al 1496, Ferdinando d’Aragona, nipote di Ferdinando I e figlio di Alfonso II e Ippolita Marzia Sforza, rimane ancora oggi una figura di cui si parla diffusamente nei libri di storia, per via del suo spirito indomito e dell’efferatezza di gran parte delle sue azioni, ad esempio di come macchiò con il sangue il Castello D’Ischia.

Il re di Francia, Carlo VIII, sfruttando diversi antichi diritti angioini e consumato da brame di conquista e potere, riuscì a spodestarlo, costringendolo a riparare nell’isola di Ischia, nonostante fosse l’erede legittimo al trono, nato da sovrani legittimi nel 1467 al Castel Capuano, salutato con grande giubilo dai propri sudditi. Con Napoli messa a ferro e fuoco dall’esercito francese, Ferrandino rimaneva nell’imponente costruzione isolana a picco sul mare allo scopo di potersi proteggere dal pericolo di venire imprigionato, in quanto il Castello di Ischia apparteneva a Justo De Candia, un amico del giovane sovrano.

Ma il nobile, conquistato dalla potenza dell’imponente flotta di Carlo VIII, decise di tradire e di eliminare il suo re, accogliendo l’usurpatore. Ferdinando, uomo alquanto risoluto e perspicace, sospettando il peggio, scelse di soggiornare nelle sue stanze private da solo insieme alla sua consorte e, quando Candia tentò di farlo prigioniero, lo uccise usando un pugnale nascosto nelle vesti, mentre incrociava il suo sguardo e gli stringeva la mano.

L’esercito del nobile, nella speranza di salvarsi dalle azioni del loro signore, si mise al servizio di Ferrandino che prese il controllo della magione, e le leggende raccontano come il fantasma di Justo De Candia continui a vagare nel suo ex castello e di come, nelle notti di tempesta, l’ombra dannata e tormentata del traditore appaia sulla sommità dell’edificio. Ma tale vicenda non è un caso isolato, in quanto il passato di Ischia è stato segnato da atti violenti, aspri saccheggi e racconti d’amore tormentato, al pari della storia di Napoli e della Campania, che fin troppo spesso, a ragione o a torto, presenta una moltitudine di sfumature interessanti, anche se si tratta di vicende quasi sempre tragiche.