Ferdinà lievat’e ‘a sott’

Storie, curiosità ed opere di un “Architettus Neapolitanus”.


Ferdinando Sanfelice, “Cavaliere napolitano del Seggio di Montagna, e discendente dal real sangue di Normandia” nasce a Napoli il 18 febbraio del  1675 da nobile famiglia. “….a mezzogiorno  di lunedì dopo essere stata la sua madre più giorni per partorirlo, essendo nato così grande, che venivano  quantità di gente a vederlo…” .Così scriveva Bernardo De Dominici nella sua opera Vita dei pittori e architetti. Naturalmente le notizie del De Dominici vanno prese sempre “cum grano salis” conoscendo la sua predisposizione a romanzare le vite dei pittori. Ferdinando,  settimo figlio maschio di Don Camillo Sanfelice, già da piccolo dimostrò una notevole predisposizione per il disegno, “e mentre che prendeva ancora il latte, quando la nutrice lo vedeva piangere per quietarlo, o gli dava un libro, o il calamaio e la penna, e si poneva a scrivere , o a disegnare, stando con somma quiete  le giornate intere”, “….Nell’età di sette anni dipinse una soffitta di carta nella sua villa di Ottajano….” Costruiva splendidi  presepi, sapeva perfino ricamare con estrema perizia ed era molto attratto anche dalle arti meccaniche. Il padre, invece,  lo volle avviare agli studi umanistici e giuridici, secondo lui più consoni alla propria posizione sociale. Il giovane Ferdinando “un piccolo genio” eccelse anche in quelle discipline, si distinse in latino, greco, in giurisprudenza,  filosofia e studiò con successo anche poesia e matematica per quanto pittura e architettura fossero la sua passione segreta. Fu solo alla  morte del padre  che Ferdinando, incoraggiato dal fratello che aveva intuito il suo “genio”, si poté dedicare a tempo pieno al disegno e all’ architettura. Il Solimena, dopo aver osservato le  opere pittoriche,  lo volle fra suoi allievi ” avendolo giudicato  di un talento così mirabile  che doveva dar onore alla sua scuola

La vittoria alata con lo stemma di famiglia  Uno scudo troncato con  tre uccelli rossi senza becco e  senza piedi disposti a fascia su campo argento  e altri tre  uno sull'altro su campo rosso
La vittoria alata con lo stemma di famiglia. Uno scudo troncato con tre uccelli rossi senza becco e senza piedi disposti a fascia su campo argento e altri tre uno sull’altro su campo rosso (Volta ingresso Palazzo Sanfelice)

Valente pittore, eccezionale progettista e scenografo, seppe creare una corrente architettonica autonoma, che si rifaceva a Cosimo Fanzago e al Barocco austriaco di Bernhard Fischer von Erlach. Era un’architettura interamente fondata sulla scenografia con l’obiettivo di suscitare stupore e ammirazione. Un aspetto poco celebrato di Ferdinando Sanfelice, architetto ma anche artista eccezionale. La sua creatività negli allestimenti scenici è rimasta proverbiale.
Puro spettacolo. Arte effimera. Incanto. Fragilità. Evanescenza. E per timore di crolli delle scene gli addetti lo soprannominarono in maniera particolare! Fu soprannominato scherzosamente “Lievat’a’sott “cioè Togliti da sotto! Ferdinando Sanfelice è stato uno degli architetti più creativi del Settecento napoletano. Ci ha lasciato monumentali e impeccabili opere, che il critico d’arte Bernardo De Dominici definì già all’ epoca “di solida architettura”.

Ferdinando Sanfelice ( Napoli, 18 febbraio 1675 – Napoli,1 aprile 1748)

Realizzò, con una genialità che sfidava ogni regola, molteplici  allestimenti scenici: castellane*, scenografie celebrative ed effimere. Realizzò per principi e nobili, tele e sfondi di paesaggi arcadici. Eccelleva come allestitore di chiese, palazzi e ville con decorazioni, ornamenti e palchi per eventi sacri, feste e ricorrenze private. Nel 1700  alla morte di Carlo II re di Spagna e dovendosi celebrare in città solenni funerali fu dato al Sanfelice l’incarico di eseguire il disegno del” tumolo” dentro la cappella dell tesoro di San Gennaro. Il disegno fu tanto gradito ed ebbe così tanto successo che  fu dato alle stampe. Da quel momento  gli furono commissionati  molteplici allestimenti  e progettazioni e iniziò la sua carriera di architetto. Gli apparati civili e religiosi diventarono la punta di diamante della sua arte architettonica che influenzerà  mirabilmente anche le ardite costruzioni civili.

Allestimento per il ricevimento a corte dell’ inviato dell’ impero ottomano Hagi Hussein Effend i(1741)

Epiche le *castellane funerarie*: per l’imperatrice Eleonora d’Asburgo, per il giurista Gaetano Argento. Straordinaria la scenografia trionfale per Carlo III a Napoli. Memorabili le macchine da festa per San Gennaro!
Stupendi i padiglioni per le nozze di Carlo di Borbone. Meravigliosa  la pagoda cinese alla grande fiera, eccezionali i padiglioni per i festeggiamenti  per la nascita del primogenito del re. Raffinatissimo l’esotico corteo orientale per la visita dell’ambasciatore ottomano a Palazzo Reale. Il De Dominici ci racconta che il Sanfelice inventò anche una speciale vernice idrorepellente a base di calce e pozzolana affinché queste macchine e apparati non si deteriorassero alle intemperie.

La gran torre piramidale progettata dal Sanfelice eretta nel 1740 a “Largo di Palazzo” per celebrare le feste per la nascita di S.A.R. Infanta delle due Sicilie Figlia di Carlo di Borbone.

Il 1 aprile del 1748 Ferdinando Sanfelice muore all’ età di 73 anni. Il 4 di aprile il figlio Camillo organizza  per il padre funerali solenni, allestiti con grande “castellana” dallo scenografo Giovanni Grieco  sotto la direzione di Giuseppe Astarita, erede ed allievo del Sanfelice. Il corteo funebre fu organizzato con la partecipazione di 100 frati. Sarà sepolto  nella cappella di famiglia,  nel cappellone di San Giacomo della Marca in Santa Maria la Nova .

*Castellana – Castrum doloris (In latino ” il castello del dolore “) è la denominazione per la struttura e le decorazioni che ospitano o accompagnano il catafalco  o la bara da cui risalta  il prestigio  sociale e l’alta nobiltà   del defunto. Un castrum doloris potrebbe presentare un elaborato baldacchino e includere candele, possibilmente fiori e, nella maggior parte dei casi, stemmi , epitaffi e possibilmente statue allegoriche. Ilcastra doloris” risalgono ad usanze del XVII ° e XVIII ° secolo.

L’opera architettonica

Eccezionali erano le sue scale. Magnifica e arditissima quella costruita nel 1735 per palazzo del marchese Poppano, meglio conosciuto come “Palazzo dello spagnolo”. Da menzionare le altre «scale di bizzarra invenzione» :  quella  ottagonale (1727) inserita nel restauro della  villa di Pietro Giannone all’Arenella, quella a rombo usata nelle rampe a sbalzo del palazzo Di Maio alla Sanità. Singolare erano pure quella a  doppia chiocciola  del  palazzo Sanfelice, quella duplice e ingegnosa del Banco dei poveri (1734-36), quella monumentale del palazzo Serra di Cassano, quella a “tenaglia” dello scalone di San Giovanni a Carbonara. Da menzionare anche l’elegantissima scala del Palazzo Spinelli Di Laurino. C’è quanto basta per confermare il ben noto virtuosismo del Sanfelice nel concepire elaborati giochi di scale, che restano fra gli elementi peculiari e forse più interessanti della sua opera”.

Il palazzo dello spagnolo

1740 – Palazzo dei Marchesi di Poppano meglio conosciuto come “palazzo dello spagnolo” costruito dall’architetto Don Francesco Attanasio su disegni del Sanfelice.

La scala ad “ali di falco” è posta come diaframma fra due Cortili ed è sostenuta da pilastri raccordati da archi rampanti a tutto sesto o a sesto ribassato. Essa si presenta completamente forata, sia dalla parte del primo cortile che del secondo, dove un tempo si affacciava un giardino. Questa soluzione avrebbe garantito non solo maggiore luminosità all’ interno della stessa, ma anche la possibilità per chi la attraversava, di poter ammirare tutte le parti interne del palazzo. Inoltre, la scelta di creare rampe di scale molto inclinate avrebbe reso meno faticoso l’attraversamento. Tale artificio ha creato, così, una disposizione a “imbuto” con la galleria di collegamento tra i due cortili, visibile già dall’ androne. Si ha l’impressione che la scala sia sospesa nel vuoto ….e per questa peculiarità era denominato dai napoletani e dai suoi manovali “Ferdina’ lievate a sotto” . Le sue scale erano ammirate a tal punto da essere riprese in molti altri nobili palazzi. I progetti del Sanfelice erano molto ammirati dagli architetti suoi contemporanei .

Palazzo  Ayerbo d’Aragona, principi di Cassano

Gli Ayerbo d’Aragona, principi di Cassano, possedevano nei presso di Sant’ Eframo nuovo, un antico palazzo. Il Principe Giuseppe Maria Ayerba d’Aragona, all’ inizio del  1748 decise di ristrutturarlo secondo un  progetto dell’ ormai anziano architetto. I lavori iniziarono sotto la direzione del Sanfelice  ma la morte lo colse il 1 aprile dello stesso anno. Con molta probabilità la prosecuzione dei lavori furono a affidati a Giuseppe Astarita collaboratore e allievo del Sanfelice . Il palazzo presenta una inusuale scala a matrice poligonale. La struttura della scala poligonale su  lati  disuguali si sviluppa con un’ascesa di una rampa centrale e di due rampe laterali e separate da un pianerottolo di forma triangolare e con uno dei lati semicircolari, il  tutto  è inquadrato  da ampie arcate a sesto ribassato. “La tensione strutturale è data dagli angoli acuti dei pilastri e dal profilo pulito dei costoloni che chiariscono le linearità delle volte e dai rampanti a collo d’oca. “

L’ eccezionale scala del Palazzo  Ayerbo d’Aragona

Palazzo dei Duchi Serra di Cassano

Altra sua preziosa opera è il Palazzo  Serra di Cassano (oggi prestigiosa sede dell’Accademia degli studi filosofici) dove si può ammirare uno degli scaloni più belli di Napoli, realizzato attraverso un perfetto connubio di marmo bianco e piperno (pietra lavica del Vesuvio) Edificò sopra Pizzofalcone il palazzo Serra con una scala stimata la più magnifica di Napoli”(da Le Vite de’ più celebri architetti d’ogni nazione e d’ogni tempo, precedute da un Saggio sopra l’architettura, Roma 1768 di  Francesco  Milizia)

Il magnifico scalone del palazzo Serra di Cassano. (1730)

Scala del palazzo Palazzo Spinelli Di Laurino

L’elegante scalone del palazzo Spinelli Di Laurino

Notevole è pure lo scalone Sanfeliciano del palazzo dei Principi di Spinelli di Laurino, composto da due rampe: la prima, in asse con la parete di fondo e la rampa successiva, ha una doppia rampa con duplice prospettiva.

 

I palazzi Sanfelice 

Nel 1724  Il Sanfelice decise insieme alla moglie Donna Agata Ravaschieri di abbandonare il centro caotico della città e cercarsi  una residenza in una zona più salubre ed ariosa. Acquistò un terreno con un contiguo palazzo nella zona della Sanità. I lavori di costruzione e ristrutturazione durarono circa due anni. Creò un complesso formato da due corpi di fabbrica, di cui uno già preesistente ed affiancato e inglobato nella nuova costruzione.  L’edifico si compone di due palazzi  distinti, uniti solamente dalla facciata principale che segue l’andamento curvilineo della strada. I due portali di accesso sono identici,  entrambi sormontati da una coppia di sirene che sorreggono il balcone del primo piano, con al centro iscrizioni composte da Matteo Egizio che esaltano la figura dell’architetto e la sua opera.

Sul  palazzo da lui acquistato e ristrutturato c’è questa lapide:

«FERDINANDUS SANFELICIUS PATRITIUS NEAPOLITANUS AEDES NIBLIORI OPERE RESTITUIT DILATAVIT ORNAVIT.»«Ferdinando Sanfelice patrizio napoletano restaurò la casa, con opere più nobili, ampliandola e ornandolo

Sull’ingresso del  palazzo da lui realizzato e progettato  c’è  questa altra  lapide:

«FERDINANDUS SANFELICIUS PATR. NEAP. OB EXIMIAM LOCI SALUBRITATEM HASCE AEDES AB SOLO EXCITAVIT ITEM OPERIS CURATOR INVENTOR ET DOMINUS.
ANNO DOMINI MDCCXVIII»«Ferdinando Sanfelice patrizio napoletano, per la straordinaria salubrità del luogo, costruì questa casa dalle fondamenta. Fu lui il progettista, curatore e proprietario dell’opera. Anno del Salvatore 1728.»

Palazzo Sanfelice (il ristrutturato)

Sui due piani superiori si aprono delle finestre decorate con stucchi e, ai piani alti, sormontate anche da tondi con all’interno dei busti.

Particolare delle decorazioni a stucco di Domenico Gadaleta 1730

Per quanto simili siano gli ingressi, i due edifici risultano diversi per quanto riguarda i cortili e le scale interne. Il primo cortile è a pianta ottagonale e permette di accedere da un vestibolo che presenta un soffitto affrescato con la “Gloria” dei Sanfelice, dove angeli sorreggono gli stemmi e le armi della famiglia dell’architetto e della moglie.

Palazzo Sanfelice (Progettato e costruito)

In questo primo  cortile c’è una scala a  doppia rampa  che ripercorre l’inclinazione delle pareti ottagonali. Il secondo cortile, di pianta rettangolare, ha una scenografica  scala ad ali di falco che fa da proscenio al giardino retrostante.

Palazzo Sanfelice Scala ad “ali di falco

All’ interno, alcuni ambienti erano stati affrescati dal suo maestro di pittura  Francesco Solimena, mentre la Cappella privata conservava quattro statue della scuola di Giuseppe Sanmartino, raffiguranti le stagioni. Tutte queste opere, però, erano già andate perdute nel 1854, quando gli ’edifici furono acquistati da Francesco Capecelatro, marchese di San Lucido, e dal  marchese di Vigo. Ciò che rimane ancora è un curioso omaggio dell’architetto  all’amata moglie. La donna era ligure, nata a Lavagna, e così il marito fece rivestire i gradini   dell’ingresso con pietra di lavagna per ricordare la sua provenienza.

Palazzo del Duca di Monteleone

Restaurò e ingrandì il palazzo del duca di Monteleone  ” …e pretese adornavi il portone d’una maniera la più capricciosa. Un mascherone forma il capitello alle colonne, le  sue orecchie di satiro rappresentano le evolute, i suoi crini le rosette,  la   sua barba le grondi.(F. Miglio)

Disegno del portale del palazzo del Duca di Monteleone (1719)

Palazzo del Principe Filomarino della Rocca

All’inizio del Settecento il principe Giambattista  Filomarino della Rocca, commissionò a Ferdinando Sanfelice l’esecuzione del portale  e lo scalone monumentale interno. Il primo, realizzato in piperno, è caratterizzato da una strombatura verso l’interno ed è ornato con bugne a punta di diamante in marmo bianco e si conclude con un fantasioso timpano spezzato chiuso da singolari volute che stringono al centro una decorativa chiave di volta. Il secondo, anch’esso in piperno, presenta una coppia di lesene bugnate, su cui poggia un timpano spezzato, con al centro una chiave con fregio. Durante l’esecuzione di questo lavoro  il Sanfelice conobbe  il filosofo G.B.Vico e ne divenne amico. Nel 1738 l’illustre filosofo gli dedicherà un sonetto di ecomii e riconoscimenti della sua arte.

Il portale di piperno del palazzo del Principe Filomarino della Rocca (1731)

“Lode di Sanfelice, patrizio napoletano, per la macchina volgarmente detta la “Fiera” da lui ideata ed eseguita in occasione delle nozze di Carlo di Borbone, Re delle due Sicilie con Maria Anna Walburga”.*

Con sue ampi e alti moli e sterminate
Di palagi, obelischi e torri e templi
D’immense regie forze ultimi esempi
Fece mensì stupir la prisca estate.
Tu con lode e ingegno al mondo or nate,
Saggio Ferdinando, in breve spazio n’empi
La vasta meraviglia e i nostri tempi
Orni di nuove glorie alme e pregiate
Chè un tempo ergesti l’ammirabile opera
Ove al bisogno ed al piacere umano
Fan di se copia la Natura e l’Arte
Si ben ella s’intende  di ogni parte
Che bella rara idea l’onor sovrano
Non fia  che il tempo unqua d’oblio ricopra.

Da “Gli opuscoli” Di G.B.Vico 

*Maria Amalia di Sassonia (Maria Amalia Christina Franziska Xaveria Flora Walburga)

L’ altare di Santa Chiara

Fra la sua produzione è doveroso ricordare l’altare di Santa Chiara un vero merletto di marmi policromi e madreperla con intarsi stupendi, il più imponente e grandioso del barocco napoletano, irrimediabilmente perso sotto i bombardamenti anglo-americani del ’43.

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Altare Maggiore di Santa Chiara 1730 (distrutto nel  bombardamento dell 4 agosto 1943.)

E’ stato il più grande altare mai realizzato dal Sanfelice, nonché fra i più elaborati e ricchi di marmi rari. Il De Dominici lo cita con queste parole :”…di finissimi marmi commessi, che attualmente si sta terminando, e di proporzione eguale alla gran chiesa…

Chiesa di Santa Maria in Succurre Miseris

L’architetto nel borgo dei Vergini progettò  anche  una chiesa  per il “Conservatorio di donne” fondato dalla Principessa di Stigliano, dalla Marchesa di Bracigliano, Da Maria Caracciolo e da  Dorotea del Tufo, per la redenzione di fanciulle  che volevano lasciare “le mondane laidezze”. La chiesa  fu edificata su un antica chiesa  dedicata a Sant’Antonio e prese il nome di Santa Maria succurre miseris .” La capricciosa Chiesetta ” fu costruita a spese del reverendo  Vincenzo Magnati.

Chiesa di Santa Maria in Succurre Miseris (1720)

Chiesa della Nunziatella

Un altro piccolo gioiello barocco, ma non meno importante, è la Chiesa dell’ Accademia militare della “Nunziatella”, dove si  racchiudono  tutta l’eleganza e l’armonia delle forme espresse dal Sanfelice.

Altare Maggiore Chiesa della “Nunziatella”

Anticamente in quel luogo sorgeva un noviziato dei Gesuiti. Nel 1730 il Sanfelice edifica la splendida chiesa  con  collaborazione dei migliori artisti marmorari  e stuccatori  di quel tempo  e affrescata dal  De Mura.

Altare maggiore Chiesa della “Nunziatella “- Particolari

Chiesa della redenzione dei cattivi a Port’ Alba

Nell’ agosto  1706 disegna gli stucchi per la facciata e l’interno della Chiesa  della Redenzione dei Cattivi a Port’Alba che saranno realizzati da Giovanni Galise ,Domenico De Marco e Onofrio Giordano. Per la stessa chiesa disegna anche l’altare  maggiore che sarà eseguito da Lorenzo Fontana e su cui Domenico Antonio Vaccaro scolpirà due splendide teste di cherubini ricciolute .

Il drago sull’ingresso della chiesa della redenzione dei cattivi a Port’alba 1707

Mirabile è anche il drago “berniniano” sorretto da due angeli: tema che sarà ripreso successivamente  nella costruzione del sepolcro del giureconsulto Gaetano   Argento in San Giovanni a Carbonara .

Il drago sull’ingresso della chiesa della redenzione dei cattivi a Portalba 1707

Basilica di San Lorenzo Maggiore

Nel giugno del 1743 rifà  la facciata  della basilica di San Lorenzo Maggiore. Sicuramente non è fra le migliori realizzazioni del Sanfelice, trattandosi di sovrapposizione di una facciata barocca su una struttura gotica .

Facciata di San Lorenzo Maggiore

Chiesa di San Giovanni  a Carbonara

Nel 1707 progetta l’infelice  ristrutturazione della facciata di San Giovanni a Carbonara ma per la stessa chiesa progetta una geniale scala  per il collegamento della chiesa al piano stradale. L’architetto ridisegna lo scalone monumentale principale risolvendo quindi il problema dell’accesso alla chiesa, alla Cappella Seripando e alla Cappella di Santa Monica, creando un comodo scalone monumentale a “tenaglia ” che eliminasse il dislivello con la strada e che potesse permettere quindi di raggiungere dallo stesso punto d’ingresso tutti i luoghi preesistenti del complesso agostiniano.

Scalone della Chiesa di San Giovanni a Carbonara

Nella stessa Chiesa nel 1731 organizzerà i funerali solenni, su incarico della figlia duchessa Margherita, del duca Gaetano Argento, giureconsulto patrizio  di cui era stato amico. Ne progetta la Castellana (Castrum Doloris) e allestirà una cappella gentilizia per contenere il suo sepolcro. 

Palotto cartiglio nella cappella Argento in San Giovanni a Carbonata 1733

Il lavoro del  Sanfelice fu seguito con grande  attenzione da Francesco Solimena che fu il supervisore del monumento funebre. Questo  monumento risente   molto dello stile di Gian Lorenzo Bernini come si può osservare dal meraviglioso panneggio con due nappe, che si apre sulla statua del giureconsulto.

Chiesa di Santa Maria dei Vergini

Il progetto per la costruzione della chiesa in origine era stato commissionato al Sanfelice ma non fu mai eseguito  perché ritenuto troppo bizzarro e si optò per  un  progetto più sobrio dell’architetto  Luca Vecchione. La Chiesa  fu completamente rimodernata  nel 1788 su disegno di Luigi Vanvitelli tranne il portale di piperno che era rimasto  quello originale voluto dal Sanfelice,  costruito con la collaborazione di Giuseppe Astarita .

Chiesa di Santa Maria dei Vergini – Portale in piperno insieme al suo allievo Giuseppe Astarita (1745)

L’Edicola di San Gennaro sul sagrato di Santa Caterina a Formiello 

L’edicola col busto di San Gennaro  fu commissionata dalla Deputazione del Tesoro di San Gennaro per ringraziamento per la protezione accordata alla città. Il progetto fu affidato al Sanfelice  e la realizzazione scultorea a Lorenzo Vaccaro. I lavori iniziarono il 1706 e furono eseguiti in marmo bianco e piperno col caratteristico timpano spezzato, sul sagrato della chiesa di Santa Caterina a Formiello nei pressi di Porta Capuana. Lorenzo Vaccaro aveva appena finito di scolpire i due splendidi angioletti che sporgono dal timpano  quando venne ucciso con una “schioppettata”  da un vicino per questioni di confini. Il lavoro fu portato a termine  nel 1708 dal figlio Domenico Antonio  scolpendo “il busto del santo voltato verso il Vesuvio con un viso completamente diverso da quello austero dell’ imbusto angioino. Affabile e quasi bonaccione, Gennaro si affaccia da una nicchia benedicendo i passanti e con lo sguardo controlla la furia del Vesuvio”

L’Edicola di San Gennaro sul sagrato di Santa Caterina a Formiello su progetto del Sanfelice eseguita da Lorenzo e Antonio Domenico Vaccaro(1706/08)

Conclusioni 

Ferdinando Sanfelice è stato un progettista anticonvenzionale sia per linguaggio che per concezione strutturale. Appare evidente dalle sue opere che il genio di questo grande architetto napoletano è stato poco sfruttato. La maggior parte dei suoi lavori, infatti, furono commissionati da privati e solo nel territorio napoletano, senza un sovrano o un papa a sponsorizzarlo e che lo avrebbe potuto immortalare nella storia dell’arte. 

Le ragioni sono molteplici: quando il Sanfelice iniziò a occuparsi di architettura il Barocco a cui si rifaceva era ormai alla fine, Bernini e Fanzago ne erano state le massime espressioni, e l’illuminismo e il neo-classicismo erano ormai alle porte; inoltre due astri nascenti, due giganti dell’architettura, Ferdinando Fuga e Luigi Vanvitelli, offuscarono presto l’universo artistico campano, accaparrandosi le grandi commissioni dei reali di Napoli. Ormai il barocco era considerato  “goffo e caricato” . Napoleone Sasso nel 1845, dopo aver descritto  alcune opere del Sanfelice,  dice  : “Delle altre opere dal Sanfelice eseguite, parmi bastante averne toccato nella sua vita; ed una più minuta descrizione di essa niente aggiungerebbe o toglierebbe al mio divisamento. Avendo fatto molto delle opere del Fanzago, e dei due Vaccaro, e di quei che prima di loro caddero nel ridicolo in architettura, superfluo sarebbe il descrivere  ogni altro monumento barocco” Sanfelice, in un certo senso fu messo  in disparte, visto che aveva collaborato anche col precedente “regime”, il viceregno austriaco. Non ebbe mai un incarico per la costruzione di opere pubbliche dai Borbone ma ebbe molti incarichi di  grande prestigio per l’organizzazione di cerimonie pubbliche  e per la  la costruzioni di macchine per le feste. Solo grandi ed effimere costruzioni, che servivano a  a sbalordire il popolo in occasioni di grandi feste o grandi avvenimenti .

 

Fonti :

Camillo Napoleone Sasso: Storia de’ monumenti di Napoli e de gli architetti che gli edificavano.-Ed.la Botteguccia 1992-copia anastatica dell’originale del 1856.

G.B. VicoOpuscoli -“nuovamente pubblicati con alcuni scritti inediti da Giuseppe Ferrara”  Milano – Dalla società Tipografica dei classici italiani – MDCCCXXXVI

Franco Mancini:Feste ed apparati civili e religiosi in Napoli dal viceregno alla capitale. Ed,Scientifiche italiane 1997

Vincenzo Rizzo: Ferdinandus Sanfelicuis Architectus Neapolitanus-Luciano Editore 1999

Bernardo de Dominici : Vite de’ pittori, scultori e architetti napoletani – Ed-So.Gra.Me 1980

Maurizio Ponticello: Un giorno a Napoli con San Gennaro – Newton  Compton  ed. 2016

Internet :http://www.villaravaschieri.it/lievatasott/

 

Foto di Antonio Colecchia

 

Il vico rose