La speculazione edilizia nell’Italia degli anni Sessanta.

Un boom di tipo economico, legato allo spostamento di gran parte della popolazione verso le città, portando a una massiccia espansione che presto diventò un’onda inarrestabile, di cui le amministrazioni non riuscirono a governare gli effetti, con i terreni che, inizialmente agricoli, finirono per diventare in poco tempo, a seguito delle opere di urbanizzazione eseguite dai Comuni, aree edificabili. A trarre profitto da tutto questo, gli speculatori che non dovevano fare altro che acquistare il terreno a prezzo di costo, aspettando che venga urbanizzato e reso idoneo all’edificazione, per venderlo e lucrare sulla cospicua differenza tra prezzo d’acquisto e prezzo di vendita.

In particolare a Napoli, durante il periodo politico / sociale oggi denominato “laurismo”, nacque una grande speculazione edilizia nella quale la città finì per espandersi in tutte le direzioni senza un piano regolatore adatto, creando le sterminate periferie che ancora oggi gravitano sul piccolo «distretto» centrale in maniera disordinata ed illegale. A raccontare quella “impietosa epopea finanziaria” , i cui effetti ancora oggi persistono, senza che si possa fare nulla per fermarli, uno dei registi italiani tra i più impegnati nel civile, Francesco Rosi che, in Le Mani sulla Città, mette a nudo le collusioni esistenti tra i diversi organi dello Stato e lo sfruttamento edilizio presente nella city.

Un ricco e spregiudicato costruttore edile, Edoardo Nottola – un Rod Steiger in stato di grazia – diventato consigliere comunale grazie a un partito di destra, rischia di vedere vanificato il nuovo progetto di espansione edilizia da lui spalleggiato dopo il crollo di un palazzo costruito dalla sua impresa, nel quale hanno perso la vita due persone e un bambino è rimasto privo delle gambe. Salvatosi per il rotto della cuffia dopo che la zona dove si è verificato il crollo è stata dichiarata pericolante, ma perso l’appoggio del partito dopo la vicenda, si trova costretto a passare – mostrando di non avere alcun principio morale o etico – nelle liste di centro, riuscendo ad allearsi con il nuovo sindaco, proveniente da esse.

Solo dopo una “dura pacificazione”, lui e il “primo cittadino” riusciranno, non senza poche difficoltà, a presiedere all’inaugurazione di un nuovo progetto di espansione cittadino alla presenza di un ministro e di un cardinale mentre, alla conclusione del film, una didascalia commenterà – con parole dure come macigni – l’intera vicenda:

«I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce

Le Mani sulla Città – un ritratto indegno rimasto sempre attuale