Carlo III di Borbone fu un uomo di grandi vedute, che trasformò Napoli sia sotto l’aspetto ingegneristico che sotto l’aspetto culturale.

Voleva che Napoli divenisse una grande e ricca capitale europea per lo splendore del Grande Regno di Napoli e delle Due Sicilie.

Fece costruire il grande Teatro dell’Opera del San Carlo, cioè il Real Teatro di San Carlo, inaugurato il 4 novembre 1737: fu edificato in sette mesi. Successivamente fece costruire la Reggia di Portici e la Reggia di Capodimonte. La Reggia di Capodimonte originariamente fu utilizzata come “casa di caccia”, ma successivamente ospitò numerose opere d’arte provenienti da Parma.

Ma Carlo III non era ancora soddisfatto. Voleva far edificare un palazzo che ancora oggi è noto per la sua magnificenza: si tratta della nota residenza reale di Caserta, una residenza reale degna di chi la fece costruire.

La predetta Reggia si trova circondata da tanto verde e da celebri grandi fontane, che, attraverso varie illusioni ottiche, ci mostrano una capacità scenografica senza eguali. Fece anche costruire a Napoli il Foro Carolino, (oggi Piazza Dante, ma all’epoca chiamato Largo del Mercatello). Ha una forma particolare di emiciclo, delimitato da varie colonne sopra le quali furono poste ben 26 statue che raffiguravano le virtù di Carlo III. Nella odierna piazza, che porta il suo nome, Piazza Carlo III, fu edificato un grande edificio “l’albergo dei poveri”, cioè degli indigenti, dei disoccupati, degli orfani. Ne fece costruire un altro identico a Palermo.

Carlo III, inoltre, si distinse per le campagne di scavo che hanno interessato Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia. Questi antichi siti archeologici cominciarono a venire alla luce nel 1748 e negli anni successivi.

Furono portati alla luce edifici pubblici, case privati, suppellettili, monete d’oro e d’argento, le antiche strade, le fontane di 2000 anni fa. La grande opera dell’”Illuminato” Carlo III proseguì con il suo successore Ferdinando I delle due Sicilie. Il fine dei Borbone era senz’altro quello di far acquistare prestigio internazionale al loro Regno. A loro dobbiamo molto. Dopo il 79 D.C., anno dell’eruzione del Vesuvio, i predetti 4 siti furono del tutto abbandonati per secoli e nessun insediamento nacque in quei posti. Certo è che le tecniche utilizzate sotto i Borbone non sono proprio state le migliori, ma nel bene o nel male, tutto sommato, hanno avuto un loro rilievo per l’epoca in cui furono adottate. Ancora oggi gli scavi continuano, sia pur con l’utilizzo di diverse tecniche di scavo veramente all’avanguardia.

Ora sta a noi preservare i reperti ritrovati e gli antichi siti ritrovati. Sarebbe un peccato “gettare la spugna” e sospendere gli scavi, o peggio non conservarli nel migliore dei modi, anche sulla base della considerazione che ogni anno almeno 3 milioni di turisti vengono da tutte le parti del mondo per visitare proprio questi antichi siti archeologici, unici al mondo sia per la loro bellezza che per il loro stato di conservazione. Per questo le competenti Amministrazioni pubbliche interessate devono fare di tutto per garantire la sicurezza di questi siti e la loro conservazione nel tempo, pur con dispendio di mezzi e uomini. Credo che ne valga la pena! Solo così la grande opera iniziata dai Borbone non andrà perduta e la credibilità del nostro Paese non potrà essere messa in discussione.

Siamo tutti molto speranzosi.