Lavoratori e sindacati sono impegnati in questo momento in un incontro davanti alla direzione dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto.

Il sit-in è stato deciso dal consiglio di fabbrica permanente di Fim, Fiom e Uilm dopo l’annunciato disimpegno della multinazionale franco-indiana.

Dell’incontro di stamane convocato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, tra governo e azienda, si attendono gli esiti. Oggi, ArcelorMittal avvierà la procedura ex art.47 della legge 228 del 1990 di retrocessione dei rami d’azienda con la restituzione degli impianti e dei lavoratori ad Ilva in Amministrazione straordinaria. Ogni azione di mobilitazione, hanno sottolineato Fim, Fiom e Uilm, “sarà comunicata ed adottata già dalle prossime ore, se necessaria ad evitare ricadute imprevedibili dettate dall’incapacità ed incoscienza di soggetti deputati a decidere sul futuro di una intera collettività che ha pagato e sta pagando un prezzo fin troppo elevato”.

Il presidente del Consiglio ha deciso per una Linea dura con ArcelorMittal e contemporaneamente l’apertura al ripristino dello scudo penale. Grande la preoccupazione sul futuro dello stabilimento. Sulla strategia da adottare per una soluzione, nella maggioranza manca compattezza: il Pd e Italia Viva pressano per il ripristino dello scudo e il M5S resta diviso. L’unica a non avere dubbi sul fatto che l’azienda lascerà Taranto è l’Ad Lucia Morselli.

Ciò che trapela è che il governo non si piegherà a ricatti. “C’è un contratto da rispettare e saremo inflessibili, non si può pensare di cambiare una strategia imprenditoriale adducendo a giustificazione lo scudo penale“, avverte Conte.

Chi deve attuare un piano ambientale non può rispondere penalmente su responsabilità pregresse e non sue. Proporremo iniziative parlamentari“, spiega il segretario Dem.

Luigi Di Maio e poi tutta la maggioranza, solo qualche settimana fa, sono stati di fatto obbligati a stralciare lo scudo penale graduale inserito nel dl imprese, mentre un gruppo non di pochi membri, si è scagliato contro la misura, in quanto chiede l’azzeramento di immunità ad hoc.  Sul ripristino dello scudo sia Di Maio che Conte, rimangono in silenzio, e nella maggioranza, alcuni ipotizzano di riuscire a portare a votare per l’emendamento tutto il Parlamento, Lega inclusa, per superare il “no” dei dissidenti del Movimento sia al Senato che alla Camera. Patuanelli sostiene invece una situazione mediana, facendo riferimento all’art 51 del codice penale che esclude la punibilità nel momento in cui si attua il piano ambientale richiesto da qui al 2023. “Si può valutare l’inserimento di una norma” primaria che espliciti un “principio già presente nel nostro ordinamento. Ma senza norme ad personam per A.Mittal“, spiega il titolare del Mise

Una fonte governativa, si dicendosi sicura che la multinazionale stia giocando al rialzo per rinegoziare “con il coltello dalla parte del manico. Il problema dell’azienda non è lo scudo ma la sostenibilità della produzione e la quantità di dipendenti. Oggi ci chiederanno di non pagare le concessioni e di fare degli esuberi“. L’ad Lucia Morselli, conferma di voler recedere dal contratto e di rimettere comunque lo stabilimento ai commissari. Per questo, nel governo si pensa già a un piano B che  punti ad una riconversione e ad una differenziazione energetica.

Attenderemo gli esiti dell’incontro.