Con l’arrivo dell’estate, ed un discreto calo dei contagi da Covid-19, molte attività stanno riprendendo ad operare più o meno in maniera normale.
Non si può dire lo stesso del mondo dello spettacolo, che, vista la sua natura sociale e la scarsa influenza politica rispetto ad altri settori dell’economia, è stato piuttosto maltrattato dalle politiche governative.
Per fortuna la situazione sembra sul punto di migliorare, almeno per alcuni.

Dal 3 Luglio al 21 Agosto, il Teatro Greco di Siracusa, ospiterà le rappresentazioni classiche per le quali fu costruito, più di duemila anni fa.
Grazie alla Fondazione INDA (Instituto Nazionale del Dramma Antico) e agli sforzi dei siracusani, nell’antica cavea della città, torneranno le rappresentazioni teatrali greche che rendono la città sicula famosa nel mondo.
Nella gigantesca struttura, capace di contenere fino a 15.000 persone, saranno ospitati 3.000 visitatori per serata, mantenendo così il rispetto delle misure sanitarie.
Il programma è stato presentato il 4 Giugno a Siracusa e, oltre alla stagione corrente, prevede già le attività della stagione 2022; quasi a voler sancire definitivamente la conclusione del periodo di pandemia.
All’inaugurazione ha partecipato anche il Ministro della Cultura Franceschini, manifestando grande interesse per gli spettacoli all’aperto e dichiarando, addirittura, di voler costruire altre arene ispirate a quelle già presenti in Italia.

Nel corso di quest’anno, saranno rappresentate, a giorni alterni, prima “Coefore” ed “Eumenidi” di Eschilo, poi “Le Baccanti” di Euripide; ad Agosto si aggiungerà alla programmazione anche la commedia “Le nuvole” di Aristofane.
La stagione 2022 vedrà recitati l’ “Agamennone” di Eschilo (parte dell’ “Orestea” insieme alle due tragedie del 2021), ”Edipo Re” di Sofocle e “Ifigenia in Tauride” di Euripide.
A dirigere le rappresentazioni saranno i registi Antonio Calenda (“Le nuvole”),  Carlus Padrissa (“Le Baccanti”), Davide Livermore (le tre opere dell’ “Orestea”), Robert Carlsen (“Edipo Re”) e Jacopo Gassmann (“Ifigenia in Tauride”).
Il regista Livermore ha affermato: “La tragedia è il luogo ideale della sperimentazione, pur facendo uno spettacolo filologico, dove ogni parola appartiene a Eschilo; ma si può restituire la potenza di quella parola, facendo del palcoscenico il luogo dell’invenzione”.
Non ci resta che augurare buona fortuna ai registi e alle compagnie teatrali.