Elon Musk è, da anni ormai, una delle figure più in vista nel mondo dell’imprenditoria statunitense.
I suoi modi di fare eccentrici e i suoi tweet stravaganti lo hanno reso estremamente popolare, creando intorno a lui un accanito esercito di fan.
Gran parte del fascino del personaggio (e del valore delle azioni delle sue società), però, non si basa su ciò che egli ha già fatto, ma su ciò che dichiara di voler fare.
Ovviamente non c’è alcun male nell’essere ambiziosi, ma se poi non si tiene fede alle promesse si finisce per deludere coloro che vi avevano creduto.
All’attivo non sono pochi gli obiettivi mancati da Musk, ma, tralasciando gli errori del passato, andiamo ad indagare il suo progetto più recente, Starlink.

Il progetto Starlink ha lo scopo di garantire una connessione internet veloce in ogni angolo della Terra, attraverso una rete di migliaia di satelliti.
Rispetto ai satelliti tradizionali, che orbitano a 36.000 km di altezza (coprendo aree maggiori con una rete di bassa qualità), i satelliti di Musk si tengono a circa 500 km dalla Terra, garantendo una connessione più veloce.
Ma, ovviamente, ogni configurazione ha i suoi inconvenienti e, per avere le capacità e velocità promesse, serviranno circa 12000 satelliti.

Ed è qui che entra in gioco l’inquinamento.
Nonostante si sia portati a pensare allo Spazio come a qualcosa di vuoto e “pulito”, intorno alla Terra si addensa da anni una fitta coltre di “immondizia spaziale”.
Ogni satellite che lanciamo, ogni missile che non torna a terra e, in generale, ogni volta che abbiamo a che fare con lo Spazio, qualcosa rimane intrappolato nell’orbita della Terra.
Gli scienziati temono che se non facciamo qualcosa per fermare questo inquinamento orbitale presto la calotta potrebbe diventare troppo densa, rendendo impossibile qualunque lancio spaziale.
Lanciare migliaia di satelliti potrebbe quindi rappresentare un ulteriore passo verso il dirupo, soprattutto se si considera che ci sono altre due compagnie pronte a lanciare lo stesso servizio (tra cui Blue Origin di Jeff Bezos) portando il totale dei nuovi satelliti oltre i 30.000.
Nonostante questi problemi, il progetto Starlink rimane comunque un ottimo strumento per portare la banda larga nelle zone più isolate del pianeta.
O almeno ciò poteva essere detto prima di dare uno sguardo ai costi.

Negli scorsi giorni sono stati aperti prima negli Usa e poi in Europa, i preordini per il servizio Starlink.
L’offerta, uguale in entrambi i continenti, garantisce 150 mb\s (con la promessa che saranno 300 alla fine del 2021), al costo di 100 euro al mese, più 500 per l’antenna necessaria a ricevere il segnale.
Nonostante le recensioni entusiastiche dei primi utenti, rimane evidente l’assoluta esagerazione del prezzo rispetto a quelli della normale fibra, che, senza bisogno di satelliti, per una connessione quasi 7 volte più potente si assesta sui 30 euro in Europa e sui 70 negli Usa.

Contribuire ad inquinare lo Spazio, rischiando di precluderci la sua esplorazione per sempre, per un progetto che al momento non può che rientrare nelle tasche di una sparuta minoranza, è un atto molto grave, soprattutto da parte di un personaggio che deve gran parte della sua fama proprio alle promesse riguardo la colonizzazione di Marte.
Sperando che in futuro il prezzo del servizio cali drasticamente, portando i prezzi almeno al livello di quelli regolari, al momento non si può che definire Starlink un generale insuccesso.