Inventata in Cina nel primo secolo, la carta ha sempre avuto un ottimo rapporto con il riciclo di materiali di scarto.
Nonostante fosse già nota la possibilità di produrre carta dalla cellulosa, fino all’800 il prezioso materiale è stato ottenuto dal macero di vecchi stracci, vele, tende e cordami, che, opportunamente sminuzzati e trattati con calce viva, si trasformavano in fogli. Il processo consentiva la produzione di una sola pagina alla volta.
Con la rivoluzione industriale, questo metodo fu soppiantato dall’uso della cellulosa degli alberi e da processi produttivi molto più efficaci; questi inondarono il mondo di un materiale che, per secoli, era stato considerato pregiato, consentendo, tra le altre cose, un più ampio accesso alla cultura.
I nuovi meccanismi produttivi non ruppero con la vecchia tradizione dell’industria cartaria di utilizzare materiali di scarto; con la raccolta differenziata tale tradizione è stata enormemente rinforzata.

La carta non è un materiale particolarmente inquinante: se si escludono alcune tipologie particolari, è biodegradabile e non contiene sostanze pericolose.
Quello che spinge al riciclo è, invece, l’enorme differenza di costo, per le industrie e l’ambiente, tra il produrre carta ex-novo o riciclare quella raccolta dai cittadini.
Secondo le stime del Comieco, consorzio che riunisce quasi tutta la raccolta della carta italiana, il primo processo consuma 440mila litri d’acqua e 7600 kilowatt di energia per produrre una tonnellata di materiale, il secondo, invece, 1800 litri d’acqua e 2700 kilowatt: un risparmio innegabilmente notevole.

Sempre secondo Comieco, in Italia, ogni anno si raccolgono circa 3.5 milioni di tonnellate di carta, più dell’85% della quantità messa in circolo; una quota sufficiente a portarci, già oggi, sopra l’obiettivo europeo al 2030!
Nonostante ciò, rimangono delle criticità: in Sud Italia, i quantitativi raccolti, sono molto più bassi che al Nord (anche se alcune Regioni sono in rapido recupero) e non sempre la qualità del materiale raccolto è ideale per il riciclo.
Se ovviare al primo problema è un’impresa complessa (viste le carenze sia delle compagnie di raccolta che dell’industria cartaria meridionale), per il secondo basta seguire alcune semplici regole nella raccolta quotidiana, come quelle presentate dal sito Comieco:

  • Carta e cartone da riciclare vanno depositati all’interno degli appositi contenitori
  • Gli imballaggi con residui di cibo non vanno nella raccolta differenziata di carta e cartone. Generano cattivi odori creando problemi nel processo di riciclo.
  • Gli scontrini non vanno gettati con la carta perché sono fatti con carte termiche che generano problemi nel riciclo
  • La carta oleata– come quella di formaggi o salumi – non è riciclabile.
  • I fazzoletti di carta non vanno nella raccolta differenziata. Sono anti-spappolo e quindi difficili da riciclare
  • La carta sporca di sostanze velenose come vernici o solventi non è riciclabile.
  • I materiali non cellulosici come punti metallici o nastri adesivi vanno separati dalla carta
  • Le scatole e gli scatoloni vanno appiattiti e compressi per ridurne il volume
  • Il sacchetto di plastica, usato per portare la carta al contenitore apposito, non va poi buttato con la carta.
  • Ogni Comune ha le sue regole: informarsi su quelle in vigore è un dovere di ogni cittadino

È bene sapere che anche il tetrapak è riciclabile come carta.