Spesso nel linguaggio comune ci riferiamo al termine “scugnizzi”. Ma costoro chi sono in realtà ?

Abbiamo visto come erano vestiti e come si comportavano: il berretto di traverso, faccia impertinente, sigaretta tra le labbra. Ma qual’ è la loro storia? Ancora oggi, se andiamo nei quartieri più vecchi di Napoli, possiamo incontrare gruppi di ragazzini chiassosi. Lo scugnizzo risale ad un drammatico periodo di miseria della Napoli postunitaria e fa parte dei suoi vicoli popolari. Originariamente (almeno cinquant’anni fa) giocavano allo “strummolo” praticamente una trottola di legno, che veniva lanciata per buttare fuori dal campo di gioco quella dell’avversario: addirittura chi vinceva poteva rompere la trottola del perdente. Un famoso giornalista napoletano, Ferdinando Russo, disse di aver ascoltato questo termine dalla voce di quelli da lui stesso definiti “monelli di strada”.

Nel 1897 in una sua raccolta di sonetti ne attesta l’esistenza, ma quasi certamente il tale termine già circolava fra gli intellettuali, che si occupavano della “Questione Meridionale”. Lo stesso criminologo Cesare Lombroso lo associò, purtroppo, per indicare un “giovinetto ladro”.

Il volto dello scugnizzo napoletano fu portato sul palcoscenico da Raffaele Viviani (1932) e al cinema nel 1938 (L’Ultimo Scugnizzo). Recentemente, ad Eboli, si è tenuta una serata dedicata alla presentazione del romanzo “Lo Scugnizzo Scrittore” di Antonio Di Franco, uno degli ospiti dell’istituto a custodia attenuata per il trattamento della tossicodipendenza.

Chi poi non ricorda quale fu il ruolo da loro rivestito in occasione della resistenza napoletana agli invasori nazi-fascisti nella Seconda guerra mondiale. A tal proposito nelle quattro giornate di Napoli – dal 26 al 30 settembre 1943 – parteciparono numerosi a quella lotta e persero la vita o vennero feriti, riuscendo alla fine a costringere, unitamente a tutta la popolazione napoletana, i tedeschi ad abbandonare Napoli. Almeno quattro di loro che vi parteciparono ottennero tre medaglie d’oro ed una d’argento. Ricordiamo con orgoglio i loro nomi: Giacomo Lettieri, Filippo Illuminato, Gennaro Capuozzo e Pasquale Formisano.

Si narra che uno scugnizzo di soli tredici anni, visto un carro armato tedesco, in Piazza Carità, prese un’asta di ferro e la lanciò piantandola tra i cingoli del carro, bloccandolo e fuggendo con tale velocità da non venire poi colpito dalle mitragliatrici. Questo comportamento è stato cristallizzato per sempre nel magnifico film di Nanni Loy del 1962: “Le Quattro Giornate di Napoli”. Furono anche protagonisti di una famosa opera teatrale di Claudio Mattone: “Scugnizzi”.

 

Fonte: raccolta di Ferdinando Russo.

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