Gli ospedali a Napoli al tempo del Borbone – II parte

 

Gli ospedali civili

Vengono quindi sette ospedali civili dei quali il massimo  è quello degli Incurabili, che contiene nel suo minimo 1000 ammalati, fra uomini e donne, nei sei mesi d’inverno circa 1200, e nei casi straordinari può’ contenerne oltre  1400.” (Salvatore De Renzi)

1) Complesso Santa Maria del popolo degli Incurabili

“Questo ospedale è diretto da un Governo composto di zelantissimi cittadini il quale si giova de’consigli di una commissione sanitaria composta da otto professori primari dello stabilimento.”

“QUALSIASI DONNA, RICCA O POVERA, PATRIZIA O PLEBEA, INDIGENA O STRANIERA, PURCHE’ INCINTA BUSSI E LE SARA’ APERTO”

M.B. Longo

“il più grandioso di tutti gli spedali di Napoli è quello degli incurabili (…) L’edificio è vastissimo, ed è situato nel miglior punto della città, dove si respira l’aria la più pura. Accoglie tutti gli infermi di qualunque grado e condizione, fino al numero di 2000, e loro appresta tutti gli aiuti possibili.  Ciascun infermo ha il suo letto particolare (….) Ogni corsea ha il suo medico ordinario, il suo chirurgo, e un gran numero di assistenti.(….) L’ospedale delle donne è situato in appartamenti separati (…)Una volta vi si vedeva anche la casa dei pazzi, che da poco tempo si  è trasferita ad Aversa(…). Questo ospedale manda  i convalescenti in vari   luoghi aperti  fuori città per meglio ristabilirsi. Ha una  ricca e nobile farmacia ed una chiesa elegante (…).”Così scriveva in ” Topografia Universale della città di Napoli in Campagna felice”  Nicolò Carletti nel 1776.

Ingresso Incurabili

“In esso vi sono ancora delle stanze divise dall’ ospedale e stabilite per le persone agiate, le quali con poco interesse ricevono assistenza di ottimi medici, rimedi, vitto sanissimo serviti e tutti i comodi opportuni”

L’orto Medico

La storia

Istituito nel 1521 da Maria Llonc (italianizzata in Longo) dama Spagnola che aveva sposato  il gran cancelliere del regno di Spagna Joannes Llonc, segretario particolare del re Ferdinando il Cattolico. La necessità della  costruzione di un moderno e funzionale ospedale si rese necessario dopo uno dei più terribili periodi di epidemie che devastarono la città dal  1449  al 1487 culminata col terribile morbo della “La lue Venerea” portata dalle truppe francesi di Carlo VIII. La nobildonna, dopo una grave malattia, con determinata volontà e con tutta la sua fortuna si dedicò alla costruzione di un nuovo, moderno ospedale per ricoverare tutti gli ammalati gravi e cronici della città. Fu aiutata nell’ impresa da Marya  Ayerba duchessa di Termoli e da molti  altri filantropi fra cui Donna  Vittoria Colonna, Caterina Cybo, Maria Carafa e Lorenzo Battaglini e  soprattutto dal ricchissimo Ettore Vernazza.

“Le dame Napoletane furono dunque le prime che formarono delle associazioni per l’ assistenza agli infermi: Istituzioni simili che poscia  sursero in Francia” (Francesco Ceva Grimaldi  1857 Dalla città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente)

 Il 23 marzo del 1522 fu inaugurato il  “Santa Maria del popolo degli Incurabili il più grande nosocomio della città. L’ospedale era  all’ avanguardia per  il modo di assistere gli ammalati e le competenze mediche che vi si svilupparono . Struttura all’avanguardia per quei tempi, perfettamente organizzato, era provvisto  di lavanderia, panificio, macelleria, mensa, un servizio di interpreti (per gli ammalati stranieri) , un banco di credito, un orto medico e una prestigiosa farmacia. Il nosocomio era organizzato come quelli moderni, con una visita di accettazione  per l’ammalato che poi veniva  smistato nei vari  reparti  specialistici : chirurgia, ostetricia, oftalmico , urologia; inoltre  vi erano settori per scabbiosi, sifilitici, malati terminali e per tisici. Nel suo interno erano scuole di formazione di medici, ostetriche e  infermieri aperte a tutte le classi sociali. In questa struttura si formò il meglio dell’ elite medica napoletana  fra cui  Domenico Cirillo, Antonio Cotugno e Michele Sarcone. Diventò “L’ospedale del Reame” e la sua fama arrivò anche oltre confine tanto che molti “stranieri” venivano  a curarsi qui. Durante i suoi 500 anni, ben 33 operatori sanitari e non operanti in questa struttura saranno santificati o beatificati,  da San Gaetano Thiene a San Giuseppe Moscati.

non è in controversia che questo pio  luogo per le tante ammirabili opere di carità che vi si esercitano,con indefessa applicazione,in sollievo del genere umano,…() possa  dirsi il vieppiù riguardevole, magnifico ed osservabile, senza pari in tutta Italia..()..sono in esso ricevuti con carità più che dicibile  tutti gli infermi così maschi che donne,oppressi da mali incurabili; e nei casi  urgentissimi del nostro pubblico anche i febbricitanti ;avendovi  de luoghi separati per ogni dove alle  diverse combinazioni di tanti miserevoli eventi”(Nicolò Carletti).

Ingresso della farmacia

Di  questo ospedale facevano anche parte due sedi distaccate : una sulla collina di  S. Eframo nuovo addetto alla convalescenza ed un altra a Torre del Greco destinato  “ai morbi di languore” e per “prendere le stufe di vinaccia agli infermi che ne han bisogno.” 

La Farmacia

In questo ospedale a testimonianza della  sua grandezza  è  situata e perfettamente conservata uno  dei tesori maggiori del barocco napoletano “la prestigiosa farmacia”. L’ opera di Domenico Antonio Vaccaro anticamente era un laboratorio del farmaco e un punto di ritrovo dell’elìte dell’illuminismo napoletano.

Conclusioni

Sicuramente questo è l’ ospedale più antico del mondo  ancora funzionante  dopo 500 anni di storia. Il suo declino iniziò dopo l’unità d’Italia quando si inizia una vera e propria campagna di denigrazione ai danni del nosocomio che nel 1861 perde la sua autonomia finanziaria, nel 1870 perde la sua famosa scuola medico cerusica che fu annessa all’ università. La sua grandezza finisce  inesorabilmente nel 1927 quando si istituirono  gli ospedali riuniti. Un ulteriore declassamento dell’ ospedale avviene  nel 1978 con la riforma sanitaria ….oggi è poco più di un poliambulatorio.

2) L’ospedale della Madonna di Loreto

Il Borgo Loreto nella mappa del Duca di Noja 1775 (Nella strada di destra su lato sinistro si può osservare la chiesa  con l’attiguo convento)

L’ospedale pubblico  fu fondato nel 1834 dal Cavaliere  Felice Santangelo  in precedenza era una solo una sede di assistenza   distaccata del Reale Albergo dei poveri.” Situato fra mare e giardini, di un atmosfera salubre e temperata  si presenta opportunissimo per ogni genere di malattie, e soprattutto per quelle acute. La struttura poteva ospitare circa 600 pazienti .Nel 1836 fu trasformato  provvisoriamente in un ospedale per colerosi durante una grave epidemia di questo male. Successivamente  nel 1838  fu adibito ad ospedale specializzato per la cura di  febbre tifoide riuscendo a strappare a quel male oltre 1800 ammalati che si erano ricoverati. In seguito riprese il suo ruolo di ospedale civile  in due sezioni quella per i malati cronici e acuti  e quelli oftalmici. All’ ospedale era  annesso un prestigioso museo di anatomia umana “descrittiva e patologica ” ricco  di riproduzioni in cera  e di numerosi pezzi naturali  raccolti dai principali professori  della città.

Borgo Loreto nella pianta Schiavone 1880
Particolare della chiesa ed ospedale pianta Schiavone 1880

 

 

Le macerie del borgo Loreto

L’antico ospedale come anche tutto il quartiere circostante  andò completamente distrutto   con   gli eventi bellici durante la II guerra mondiale. Un primo sventramento” si determinò col bombardamento del 4 dicembre 1942, che centrò la nave militare Muzio Attendolo carica di munizioni; la distruzione continuò con gli incendi provocati dall’ esplosione  della Caterina Costa (25 marzo 1943 ) e il colpo di grazia fu dato dal bombardamento del 17 luglio 1943, che rase al suolo l’intero quartiere compresa la chiesa di Santa Maria di Loreto, fondata nel 1565 e il contiguo ospedale.

Via Marina e il borgo di Loreto completamente rasi al suolo dagli eventi bellici del 1943
Via Marina e il borgo di Loreto completamente rasi al suolo dagli eventi bellici del 1943

3) L’ospedale di San Francesco di Paola

“Prigione soccorsale ed ospedale pe’ carcerati” “Contiene detenuti ammalati,o agiati che vogliono godervi  di un buon alloggio mediante un discreto mensile, sacerdoti, giovanetti imperbi e vecchi cagionevoli” (da L’osservatore di Napoli di Francesco Saverio Bruno 1855))

“I carcerati infermi, che morivano nelle prigioni, e contaminando l’aria accrescevano i morbi contagiosi, che regnano in questi luoghi, mossero la pietà e la compassione del nostro re Ferdinando a fondare per essi nel 1796, uno spedale lontano dalle carceri in aria pura e salutare”

Ex ospedale per carcerati San Francesco di Paola

L’ospedale di San Francesco  era destinato ai detenuti; era dotato di ampi spazi e sale ed era considerato fra i più interessanti della città; poteva ospitare oltre 400 ammalati. In questo ospedale fu costituito il primo gabinetto  di anatomia umana e comparata, descrittiva e patologica 

Il nosocomio  fu costruito  sull’abolito convento di San Francesco di Paola dal’architetto Pompeo Schiantarelli che lo edificò ex novo rifacendolo dalle fondamenta. La città  si arricchì  così  un nuovo e moderno ospedale…“con tutte le comodità necessarie e corrispondenti. “

4) Ospedali di Sant’ Eligio e della Pace

Gli ospedali di Sant’Eligio e della Pace erano destinati  alle malattie acute, il primo per le donne e l’altro soltanto per gli uomini; essi erano uno regolati dai frati di San Giovanni  di Dio  e l’altro dalle monache.

Chiostro ospedale di Sant’Eligio

L’ ospedale femminile di S. Eligio  era situato nell’omonima strada ed era stato   fondato  nel 1270 insieme alla chiesa gotica (in quell’ epoca ancora fuori dalle mura  cittadine) da re Carlo d’Angiò. Nel 1546 il viceré Pietro di Toledo ingrandì l’ospedale e lo affidò  alle  suore di Santa Caterina e Spinacorona  specializzate nell’ assistenza delle inferme). Nel 1806 durante il decennio francese, parte dell’edificio  fu trasformato in caserma ma l’ospedale rimase. A Napoli il complesso di Sant’ Eligio è noto anche  per un antico detto quando si è alla fine di un’ attività Appennere ‘e fierre a sant’ Aloja”  (Aloja in napoletano sta per Sant’Eligio”). Era usanza per i vetturini e cocchieri di inchiodare i ferri di cavallo sul portone della chiesa quando cessavano  attività come ex voto  al santo che si credeva protettore dei cavalli e dei maniscalchi; usanza che si perdeva nei secoli in seguito ad un presunto miracolo avvenuto  proprio innanzi a quella chiesa.

Chiostro dell’ ospedale della pace

L’ospedale della pace fu fondato nel palazzo di ” Ser Gianni Caracciolo “con disegno di Pietro Marino che ne conservò il portale e la facciata. L’ospedale fu costruito dai  “buoni fratelli di San Giovanni di Dio” nel 1587 con le sovvenzioni dei “pietosi Napolitani”. Nelle sue fondamenta si trovano  le vestigie  delle antiche terme romane. L’ospedale di Santa Maria della pace è restaurato  radicalmente nel Settecento e affrescato da Giacinto Diano  sarà un ospedale specializzato per le malattie della pelle e veneree. Durante il regno Borbonico fu un ospedale civile per soli uomini. In questo ospedale  si tennero importanti lezioni a livello mondiale  di Medicina Chimica del famoso medico Vincenzo Lanza. Questo ospedale, all’ epoca della sua costruzione, era fra i più moderni e avveniristici  d’Europa. Qui si sperimentò la canfora come anestetico e venne praticata  la prima  sterilizzazione dei ferri chirurgici . Fra i suoi degenti si annoverano personaggi famosi fra quali Giovan Battista Della Porta, il Caravaggio.

5) Ospedale dei Pellegrini  

“…e se vari sono in Napoli i ricetti per tutte le malattie che i medici cercan di curare un solo ve n’ha …che accolga gli afflitti da lesioni violenti, e questo per appunto,  chiamato  de ‘Pellegrini e  Convalescenti……” (G. Quattromani)

“Lo spedale è assai ben tenuto, perché non ha impegnati mercenari, ma è servito dalla operosa carità de’ fratelli della congregazione” (Asperno Galante)

Scalone della chiesa

La costruzione dell’ ospedale risale 1582 quando gli esecutori testamentari del  duca   Fabrizio Pignatelli di Monteleone affidarono alla confraternita della SS Trinità  un’ ingente somma derivata dal lascito che il duca aveva destinato alla costruzione di un ospedale. Insieme al denaro il duca donò il terreno dove costruirlo  che era un grande giardino della sua famiglia dal nome “Biancomangiare“(da una leccornia che mangiavano i nobili del 500 costituita da una specie di semifreddo composto da  una cremina bianca a base di latte e mandorle). Quel luogo  successivamente  si appellò  via del Pertugio di Medina e poi  Pignasecca. L’opera pia era destinata all’ assistenza dei numerosi pellegrini privi di mezzi economici e che si ammalavano per strada mentre  si recavano in pellegrinaggio a Roma. La costruzione dell’ospedale terminò  nel 1591, al cui interno si realizzò anche la chiesa intitolata alla SS. Trinità. Nel 1600 furono accolti ben 80.000 pellegrini, lo stesso dicasi per gli anni successivi. Quando l’epoca dei  pellegrinaggi si affievolì, l’Arciconfraternita continuò la sua opera di carità trasformando la casa “ospitale dei pellegrini “in ospedale sanitario. Durante il regno di Carlo di Borbone  nel 1750 iniziarono i lavori di ampliamento del nosocomio. Vi fu  un primo intervento dell’ architetto Giuseppe Astarita e fu ulteriormente ingrandito con un progetto di Carlo Vanvitelli che ha  edificato anche la splendida annessa Chiesa che assunse così l’aspetto che mostra ancora oggi . Nel decennio francese, e più precisamente nel 1809, l’ospedale fu chiuso a causa delle soppressioni degli ordini religiosi volute da Gioacchino Murat, ma il popolo napoletano non prese bene la decisione e per contenere eventuali rivolte, si decise di riaprire la struttura.Con la restaurazione borbonica nel 1816 fu aperto anche  il primo reparto di chirurgia per far fronte ai numerosi feriti di guerra. Nel 1818 Ferdinando primo concedeva una “pensione” di 3 ducati al mese a tutti coloro che rimanevano invalidi dopo il ricovero in quest’ospedale …per i fratturati l’appannaggio era corrisposto solo per il periodo di degenza e convalescenza . L’ospedale fu ricostruito quasi completamene nel dopoguerra a causa degli ingenti danni subiti durante i bombardamenti alleati e continuò la sua funzione sempre con l’assistenza della confraternita. Nel 1968 l’attività ospedaliera  della confraternita viene  interrotta  per legge  e  la sola struttura sanitaria fu affidata alla sfera pubblica.

6) Ospedale della Cesarea

“Sul colle dell’Olimpiano, oggi detto dell’ Infrascata, in sito di aria più pura, il celebre Annibale Cesareo edificò nel 1600 una chiesa col nome di S.Maria della Pazienza Cesarea, che diede a tenere a preti dopo di ché era rimasto poco soddisfatto di due altre chiese che diede a frati. Vi aggiunse un comodo ospedale pe’ convalescenti , che per  molto  tempo si vedeva dismesso, ma ora è già ripristinato nel suo pio istituto.”

In questa struttura che in origine accoglieva sacerdoti malati,  vi era anche una sezione di monache puerpere e vi si ricoveravano anche  bambini deformi e rachitici.

Portale di Santa Maria della Pazienza

L’ospedale, attivo  dal 1603 ospitava circa 40 malati e funzionò  fino al 1624.
A causa della mancata sovvenzione di fondi da parte dell’amministrazione comunale di Napoli e del versamento delle rendite annuali sul capitale che il Cesareo aveva lasciato, la struttura cominciò a decadere e chiuse.  Durante il periodo borbonico fu affidato al “Real Albergo dei Poveri  e operò fino al  1864  quando, ospitando solo  otto ammalati,  se ne decise la definitiva chiusura e i locali furono adibiti ad abitazioni civili.

Elementi architettonici dell’ ospedale inglobati in costruzioni postume

 

Resti architettonici dell’ antico ospedale

7) Ospedale di Santa Maria della Fede

“Presso i pubblici lupanari a Ponte scuro, ed una volta detto degli incarnati, è stato eretto altro spedale nel sito dell’ abolito convento di S.Maria della Fede. Per suo istituto vi accoglie donne prostitute attaccate da mali”

Questo nosocomio era destinato alle prostitute affette da malattie sifilitiche. Un tempo  considerato luogo deplorabile, durante il regno borbonico è divenuto un modello di ospedale ,specializzato per questo tipo di malattia .

L’ospedale era stato fondato da Re Alfonso d’ Aragona per ospitare donne che avevano contratto il mal franzese (la sifilide) ma veniva curata anche la gonorrea; poi divenne un convento agostiniano e solo sotto Carlo di Borbone, per voler di sua moglie Maria Amalia di Sassonia, divenne un rifugio per donne a rischio e successivamente fu riadibito alla sua antica funzione .

Già pubblicato :

Gli ospedali a Napoli al tempo dei Borbone – (parte prima) – Gli ospedali militari

Di prossima pubblicazione:

Gli ospedali a Napoli al tempo del Borbone – (parte Terza) – Le strutture sanitarie di enti ed associazioni di beneficenza laiche e religiose.

 

Fonti Bibliografiche :

 

Nicolò Carletti ” Topografia Universale della città di Napoli in Campagna felice”  – Copia anastatica del  1776.

Giuseppe Sigismondo : “descrizione della città di Napoli e i suoi borghi” – copia anastatica del 1788   Arnoldo Forni Editore  1989

Salvatore De Renzi: “Osservazioni sulla topografia medica del regno di Napoli” 1838

Erasmo Pistolesi: “Guida metodica di Napoli e i suoi contorni”– Copia anastatica  del 1845

Teresa Filangieri  Ravaschieri Fieschi : “Storia della carità Napoletana”- Morano 1879

Gennaro Aspreno Galante: “Guida Sacra alla Città di Napoli” – A cura di Nicola spinosa – Società Editrice Napoletana 1985

Carlo Celano: “Notizie  del bello e dell’antico e del curioso della città di Napoli “curata da G.B.Chiarini – copia anastatica dell’ edizione del 1856- Ed, Dell’ anticaglia 2000

Autori vari : “Napoli Sacra  Guida alle Chiese della Città” – Elio De Rosa Editore 1996

Giuseppe Maria Galanti : “Nuova guida per Napoli e suoi contorni “- Copia anastatica del 1845 di Arnoldo Forni Editore 1990 .

Ida Maietta e Angelo Vanacore: “L’Annuziata (Chiesa e Santa Casa)” – Ed Eidos sas  1997

Candida Carrino: “Andar per Monasteri” –  Ed .Intra Moenia- 2014

Vincenzo de Pasquale : “Quando i malati erano incurabili…”– Ed Stamperia del Valentino 2014

Antonio Emanuele Piedimonte : “Alchimia e medicina a Napoli”– Ed. Intra Moenia  2014