I vicoletti del centro di Napoli spesso nascondono storie e tradizioni con nomi originali e quasi mai banali, in grado di raccontare pagine di un passato ormai lontano e, talvolta, dimenticato. Uno di questi casi è quello del Vico dei Sospiri, un nome romantico, usato per poter celare un trascorso che con il romanticismo ha davvero poco a che vedere. Oggi annoverato tra le strade più in voga della movida napoletana, il Vico dei Sospiri è sito nel quartiere di Chiaia, ormai ricco di locali e discoteche alla moda, ma, in realtà questo toponimo ha origini davvero molto più drammatiche.

Nel 1800 era Vico sospira bisi dal napoletano “suspiri ‘e ‘mpise”, ovvero sospiri degli impiccati. Si racconta infatti, che tale strada faceva parte del percorso che i condannati a morte dovevano fare per raggiungere Piazza Mercato, dove il boia aveva allestito il patibolo e, ad accompagnarli non vi erano solo le guardie, ma anche le imprecazioni e gli insulti della gente che assisteva al tragico corteo, in un deprecabile spettacolo montato ‘ad hoc’ come deterrente per la plebe, al fine di mostrare le irreparabili conseguenze nel commettere un reato.

Un tempo intriso di tutti gli ultimi sospiri che ha udito nel corso di quell’ormai lontano tempo andato, il vico ne conserva soltanto nel nome la disperazione per la condanna a morte e la rassegnazione per una sorte che, purtroppo, niente e nessuno poteva cambiare. Tra gli illustri che vi hanno sospirato mentre la vita stava per sfuggire loro inesorabilmente, Eleonora Pimentel Fonseca, una delle figure di spicco della Repubblica Napoletana, decapitata il 20 agosto 1799 in piazza Mercato, tradita proprio da quella città per cui aveva dato sé stessa.

 

Fonte foto: quartierechiaianapoli.wordpress.com