L’archeologa Gina Tomay, impegnata in una buona prassi “fatta di studio, di ricerche e di sistematici scavi” nel Sud della Campania, che porta avanti con continuità da quasi sessant’anni, ha annunciato la scoperta di quella che dovrebbe essere la tomba numero diecimila individuata nella regione, nei pressi di Pontecagnano. Quello che viene presentato come “un ritrovamento di grande rilevanza”, si presenta come la tomba di un ragazzo 12enne, sagomata con cura in una preziosa pietra di tufo d’importazione con presenti, al suo interno, un cinturone in bronzo da guerrieri stretto intorno ai suoi esili fianchi e due coppe in ceramica poggiate accanto ai piedi, una per il cibo l’altra, a due anse, per il vino che avrebbe dovuto garantirgli l’accesso al symposium, nel IV secolo a.C.

In un remoto passato, Pontecagnano era nato come un avamposto etrusco nel sud della Campania, fuori dalle rotte del turismo, ma a solo pochi chilometri dalla campagna e solo lo scorrere del Sele la dividevano dalla città greca di Paestum, in una storia di successo degli etruschi di frontiera, nell’epopea di una aristocrazia che era arrivata dal centro Italia, e che raggiunse l’apice della sua potenza, tra la fine dell’VIII e il VII secolo a.C., in una terra, particolarmente favorita dalla natura ma anche vicina al mare. Il fatto che fosse un facile approdo per i commerci spiega perché, nelle tombe finora scoperte, siano stati trovati molti oggetti provenienti da ogni parte del Mediterraneo, dalla Grecia all’Egitto, dall’Oriente alla Sicilia e alla Sardegna. Ciò lo rendevano un importante snodo fortunato del territorio nel quale, proprio qualche secolo dopo, sorgerà e prospererà la città di Pompei che, secondo recentissimi studi, si ritiene abbia avuto le sue prime origini proprio dagli etruschi, intorno al VII secolo a C.

 

Fonte foto: commons.wikimedia.org

FONTEAnsa.it
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