I ricercatori dell’Università Federale Nordorientale di Yakutsk, nell’estremo nord della Russia – e più precisamente nelle isole Lyakhovsky, che fanno parte dell’arcipelago della Nuova Siberia – hanno fatto una scoperta risalente addirittura all’era glaciale.

Ad essere stati ritrovati – ancora completamente intatti e con ancora presente il naso, gli organi e i tessuti molli intatti – i resti perfettamente conservati di un orso delle caverne della sottospecie Ursus Spelaeus, vissuto in Eurasia nel periodo tra il medio e il tardo Pleistocene.

In origine, si pensava che tale specie di Ursus si fosse estinta circa 15.000 anni fa ma ora, grazie alle analisi preliminari, emerge che la creatura abbia tra i 22.000 e i 39.500 anni, e che sia vissuto in un’epoca ancora più remota di quella ipotizzata.

Finora, erano state recuperate dagli archeologi solo le ossa di tali animali delle caverne, ed è grazie solo al potente freddo delle gelide temperature artiche, che il suo corpo è riuscito a rimanere intatto e a giungere fino ai giorni nostri.

Il luogo della scoperta, l’isola Bolshoy Lyakhovsky – conosciuta anche come Grande Lyakhovsky – è la più grande dell’arcipelago delle Nuove Isole Siberiane tra il Mare di Laptev e il Mar della Siberia orientale nella Russia settentrionale, ed è qui che gli scienziati hanno ritrovato i resti di numerosi animali risalenti a epoche estremamente remote.

A rendere amaro un evento di tale importanza, il fatto che tale “reliquia dal passato” sia potuta riemergere solo grazie allo scioglimento del permafrost che, in questi ultimi anni sta purtroppo avanzando a ritmi senza precedenti.