La psiche umana.

Una “struttura” alquanto complessa, costituita da diversi sottosistemi suddivisi in conscio, preconscio e inconscio, coesistenti a concetti come Io, Es e Super-Io, nei quale la parte conscia della personalità si può sviluppare mediando tra le istanze istintive dell’es e quelle morali del Super-Io. Al suo interno sono incluse componenti come le facoltà conoscitive, intellettive, razionali e la coscienza, ma anche fattori irrazionali come le dimensioni istintuale e del profondo, che vanno a determinare le funzioni cognitive superiori conosciute con il termine di mente. In molti, in ambito artistico, hanno tentato di descrivere gli incubi e i fantasmi che popolano l’animo umano, insieme ai mostri nati dall’inconscio che possono crescere e vivere dentro di noi, volenti o nolenti.

Tra le pellicole che affrontano la psiche e il suo abisso di inquietudine e spaesamento, in grado di mostrare il labile confine tra follia e razionalità, immaginazione e realtà, primeggia L’Ora del Lupo di Ingmar Bergman, coadiuvato dalla sublime fotografia di Sven Nykvist, in grado di generare un universo allucinatorio privo di confini con il reale, tra terrore, sofferenza e solitudine disperata. Johan Borg, un pittore di grande fama, da tempo vive con sua moglie Alma isolato dal mondo, su di un’isola, in una disperata ricerca della pace interiore e dell’armonia, in un idillio di natura e paesaggi incontaminati che, in realtà, è unicamente pura apparenza. Lentamente, il suo mondo irreale sta sostituendosi a quello concreto, rendendolo incapace di fargli capire quale sia la realtà e quale l’immaginazione, mentre la sua sposa cerca di aiutarlo, rischiando di rimanere lei stessa vittima dell’oscuro mondo che lui ha generato.

Sarà in una notte degna delle atmosfere di un teatro cupo ed espressionista, che i personaggi grotteschi dei ritratti di Johan prenderanno forma, generati dagli istinti e dai suoi desideri rimossi, inghiottendolo senza che lei non possa fare nulla, se non accettare l’inevitabile mentre rimane seduta nervosamente ad un tavolo, raccontando a una “misteriosa figura nell’ombra” della progressiva discesa nel baratro del marito. Ma è soprattutto l’intenso bianco e nero, a volte “bruciato” allo scopo di esaltarne la potenza e l’ambiguità, insieme al sapiente uso della dissolvenza, la suggestiva fotografia e le scelte stilistiche sconfinanti nel surrealismo a contribuire in una estrema intensità alla storia che viene narrata come una confessione purificatrice”.

L’Ora del Lupo: un terrificante viaggio senza ritorno nel delirio della mente di un uomo malato e sofferente.

FONTEwikipedia.org / neopsi.it / auralcrave.com
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