Da sempre molti appassionati si avvicinano con approcci vari per leggere il Vangelo, soprattutto dopo i tanti romanzi che accompagnano ai misteri e alle leggende che esso possa nascondere. È fondamentale tener presente che leggere il Vangelo non è semplice, e che bisogna accantonare le mille ‘divertenti’ interpretazioni romanzesche. Il Vangelo deve essere letto attraverso due possibili vie: quella religiosa, ovvero devozione e quella storica, confutata e relativista.

Per parlare di Cristologia bisogna approfondire e leggere, confutare e carpire, cercare, scavare. Lo storico non indaga sulla base della fede religiosa, ma trae le proprie conclusioni sulla base dei reperti: resti archeologici o testi. Nel caso del Nuovo testamento, parliamo sostanzialmente di manoscritti, che sono una fonte importantissima di informazioni per sapere che cosa succedeva ai tempi di Gesù. Bisogna, però, utilizzarli con grande cautela. Uno storico deve capire le intenzioni e i condizionamenti dell’autore per scoprire cosa si nasconde dietro a ciò che è scritto. Quindi i testi esprimono l’intenzione e i condizionamenti dei loro autori, ed egli deve tenerne conto quando li legge. Gli autori dei Vangeli non volevano solo riportare la vita di Gesù ma volevano glorificarlo e convincere gli altri che era lui il Messia. Quindi non lo si può ignorare. Molte volte quando si studia un grande personaggio storico si scoprono cose che forse i suoi ammiratori sfegatati non vorrebbero sapere, che potrebbero risultare sgradevoli, pure essendo vere. Queste verità scomode possono molte volte cozzare con le proprie convinzioni religiose. Ad esempio molti di noi sono cristiani cattolici per tradizione familiare e hanno acquisito dall’insegnamento di Gesù l’amore e il perdono. Episodio che assimila i due concetti è la storia dell’adultera: la legge ebraica prevedeva che gli adulteri fossero lapidati, infatti i farisei portarono al cospetto di Gesù una donna colpevole. Lo misero alla prova per vedere se rispettava la legge divina. I farisei gli ricordarono che la legge consegnata da Dio a Mosè ne prevedeva la lapidazione (Levitico, 20:10). In questo caso Gesù sarebbe caduto in un trabocchetto, perché se avesse raccomandato la lapidazione avrebbe contraddetto tutti i propri insegnamenti ma, se avesse consigliato di liberarla, avrebbe violato la legge divina. Gesù, senza sollevare il capo mentre scarabocchiava sulla sabbia, disse che colui che era senza peccato lanciasse la prima pietra. I farisei rimasero perplessi, perché tutti avevano commesso dei peccati, anche minimi, e se ne andarono. Rimasto solo con l’adultera, la congedò dicendole: Vai e non peccare più. Con questa una trovata brillante, in un colpo solo, Gesù ha reso impossibile l’applicazione di una legge crudele senza revocarla. In questa storia c’è dramma, conflitto, tragedia e, nel momento del climax, quando la tensione raggiunge l’apice e Gesù e l ‘adultera sembrano perduti, ecco che si presenta una soluzione sorprendente, piena di umanità, compassione, perdono e amore. Peccato che la storia dell’Adultera è falsa. Allora questa parabola è un errore, penseremmo noi quanto uno storico.

Pensiamo a quanti errori possono essere stati fatti, e molti ritrovati da storici e riconosciuti dalla Chiesa, nell’intera Bibbia. Oggi si parla di 400mila errori. Quindi nella trascrizione avvenuta nel tempo sono stati ritoccate, rielaborate e rese accessibili ai fedeli le frasi all’interno della Bibbia. Insieme a questi errori accidentali esistono anche quelli intenzionali. Per esempio, quando in una storia si trovavano piccole differenze da una copia all’altra, molti le eliminavano e uniformavano i testi, modificando così volutamente ciò che copiavano. Arrivarono al punto di inserire storie non contenute nei vangeli che stavano copiando. Nel caso dell’adultera nel Vangelo secondo Giovanni. È importante fissare il concetto che la parabola dell’adultera si trova in un solo passo, nel Vangelo di Giovanni. Più esattamente, dal versetto 7:53 all’8:12.

Uno studioso quando si approccia a capire la veridicità di un testo utilizza dei principi:

1) quello dell’antichità (più il manoscritto è antico maggiore è la fiducia nel suo rigore perché è meno corrotto di uno più recente);

2) l’abbondanza delle fonti (più ci sono fonti tra loro indipendenti e dicono la stessa cosa, maggiore è la sicurezza che sia realmente accaduto. E’ il caso di Luca e Matteo con la fonte Q);

3) la versione più complessa (la lettura più difficile è meglio di quella più facile ovvero più un’informazione risulta imbarazzante, più certamente può essere vera – caso del Battesimo di Gesù);

4) è quello del contesto (se le informazioni riportate da un vangelo si inseriscono o meno in tale epoca);

5) è quello della struttura intrinseca del testo (lo stile di scrittura, il vocabolario utilizzato e l’orientamento teologico del suo autore. Se compaiono ad esempio parole in un testo che non si trovano in nessun’altra parte di tutta la restante opera, allora si tratta di un’aggiunta del copista).

In quest’ottica l’episodio dell’adultera non compare nei manoscritti più antichi del Nuovo Testamento, considerati i più fedeli al testo originale. Viene fuori solo nelle copie posteriori. Inoltre, lo stile di scrittura differisce in maniera marcata dal resto del Vangelo, compresi i versetti immediatamente precedenti e successivi. L’episodio contiene un gran numero di parole ed espressioni non utilizzate nel resto del Vangelo in questione. Per queste ragioni, il mondo accademico concorda che sia stato aggiunto ed è quindi un falso. Non si sa quando e come sia stato inserito dai teologi cristiani. Certo oggi è solo una teoria. Altra particolarità è che nei vari manoscritti delle copie delle copie delle copie l’episodio dell’adultera compare in punti diversi. Ciò non vuol dire che l’inserimento non sia mosso da un concetto estraneo alla teologia, ovvero mossi da intenti materiali, ma che il concetto fosse per ispirazione divina, che lo Spirito Santo fosse a dettarlo.