Nonostante siano sempre meno i diretti testimoni della Seconda Guerra Mondiale, sarà probabilmente capitato a quasi tutti i lettori di sentire narrare almeno una volta dei terribili bombardamenti che colpirono la città di Napoli durante il conflitto.
Per chi non fosse stato così fortunato da essere stato esposto a queste gravi quanto preziose testimonianze, rimangono sempre documentari, immagini d’epoca e ricostruzioni delle disgrazie che colpirono la città durante la guerra.

Non tutti sapranno, però, che Napoli era già stata vittima di un attacco aereo prima dell’inizio della guerra.

Il primo bombardamento della storia era avvenuto nel 1911 ad opera dell’aviatore italiano Giulio Gavotti, nel corso del conflitto italo-turco in Libia.
Ma a portare i raid aerei ad una più ampia scala era stato l’Impero Germanico, nel corso della Grande Guerra.

A partire dagli anni ’10 il conte von Zeppelin aveva progettato una serie di dirigibili rigidi ad idrogeno in grado di trasportare grossi carichi a distanze impensabili per gli aeromobili dell’epoca.
Ovviamente l’esercito tedesco fu velocissimo ad impadronirsi dell’idea allo scoppio della guerra, iniziando, già nel 1915, una campagna di bombardamenti terroristici sulla città di Londra.

Nonostante la maggior parte degli Zeppelin fosse schierata per colpire l’Inghilterra, nella notte dell’11 Marzo 1918 tre dirigibili partirono da Jambol in Bulgaria con obiettivi Napoli, Atene e Porto Said.
Tutti e tre gli attacchi si rivelarono un insuccesso, ma sparsero il terrore tra la popolazione civile.

Napoli era, al tempo, uno dei principali centri industriali italiani; l’Ilva di Bagnoli, la Armstrong di Pozzuoli, le fabbriche di munizioni e le officine chimiche dell’Università producevano alcune tra le armi più importanti per la carneficina che di svolgeva nelle trincee del Nord Italia.
I tedeschi erano sull’orlo della sconfitta e, visto l’insuccesso generale dell’offensiva di Caporetto, speravano almeno di rallentare la produzione bellica italiana, così da evitare sorprese mentre spostavano truppe verso la Francia per l’Offensiva di Primavera.

I calcoli del comandante Ludwig Bockholt si rivelarono, però, completamente errati e, complice una altitudine di 4800 metri dal mare (che rendeva impegnativo dirigere i lanci), il carico di bombe finì sparso tra Piazza Municipio, i Quartieri Spagnoli e i Granili di Posillipo.
Nel bombardamento persero la vita 16 persone e altri 40 furono i feriti; cifre esigue in confronto a quelle della Seconda Guerra Mondiale, ma sufficienti a spaventare terribilmente l’opinione pubblica, che prima di quel momento si sentiva sicura lontano dal fronte.
La guarnigione posta a difesa della città fu presa completamente di sorpresa e, come da tradizione in Italia, inizialmente incolpò gli anarchici per le esplosioni. Solo dopo si capì che le bombe erano piovute dall’alto.

Il bombardamento di Napoli del 1918 fu solo un assaggio di quello che sarebbe stata la guerra aerea nei conflitti successivi, ma gli italiani non impararono e pochi anni dopo sarebbero stati protagonisti, insieme ai nazisti, del bombardamento di Guernica.