Negli ultimi anni, a causa del surriscaldamento globale, dagli strati del permafrost stanno rimmergendo testimonianze di un passato antichissimo. Creature estinte come il rinoceronte lanoso o i resti ben conservati di un gigantesco lupo oggi sono note a noi; ma ciò che desta vera meraviglia sono organismi e batteri che, nonostante si avvicinino a un milione di anni, sono riusciti a sopravvivere, ritornando alla vita nei laboratori.

Grazie a ciò, sono stati scoperti incredibili dettagli sugli ecosistemi passati della Terra e su come tali ambienti prosperarono; ma, allo stesso tempo, esiste il rischio che possano “tornare alla vita” virus in gradi di poter rappresentare una seria minaccia per l’umanità. Grazie allo studio della meta genomica, è stato possibile analizzare calotte glaciali come quella di Guliya, sita sull’Altopiano del Tibet. In essa, sono stati trovati “archivi biologici” accumulatisi gradualmente nel ghiaccio, a testimonianza delle condizioni atmosferiche e ambientali del passato.

Al loro interno, sono stati identificati più di una trentina di patogeni – quasi tutti mai visti in precedenza – che, a quanto sembra, risultano essere in grado di riuscire a prosperare in condizioni estreme per via di determinate abilità genetiche per poter sopravvivere alle basse temperature. Quasi tutti di natura batteriofaga, sono in grado di attaccare il Methylobacterium – un organismo che risulta fondamentale nel ciclo del metano – generando nuove prospettive sul processo di interazione tra virus e ospiti in ambienti estremi.

Quello che si offre agli studiosi, per gli esperti, è un’opportunità davvero unica per poter riuscire a studiare i cambiamenti ambientali storici che si sono succeduti e l’evoluzione delle molecole patogene, al fine di comprenderne i meccanismi di adattamento ai cambiamenti di natura climatica. Infatti, le informazioni derivanti dalle ere glaciali passate e sui periodi caldi possono essere fondamentali per riuscire a comprendere come la vita si sia potuta adattare all’evoluzione biologica e ambientale del nostro pianeta.

FONTEgreenme.it
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