L’Entrata dell’Italia al fianco dei Tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un evento spartiacque che costrinse la popolazione, dopo quattro anni di sofferenze e sacrifici, a dover aprire per forza gli occhi sul Fascismo, comprendendo finalmente come esso fosse stato in grado di plagiarli, conducendoli alla rovina. Tutto ciò portò alla caduta del movimento e alla guerra di liberazione partigiana, che avrebbe liberato il nostro paese dalla dittatura, riportandolo alle sue radici democratiche e dando inizio alla Repubblica Italiana.

A raccontare le fasi di preludio allo sbando legate al 25 luglio 1943, con il film Estate Violenta, un regista molto attento ai risvolti psicologici e all’introspezione drammatica dei personaggi: Valerio Zurlini, ricordato dagli appassionati per il monumentale adattamento cinematografico de Il Deserto dei Tartari, dall’omonimo romanzo di Dino Buzzati.

Carlo, figlio di un gerarca fascista, si trova in vacanza a Riccione, in attesa della partenza per il servizio militare. Il suo tempo viene speso tra spiaggia, feste e gite in barca. Mentre aspetta di conoscere la sua “possibile destinazione”, fa la conoscenza di Roberta, un’affascinante vedova trentenne il cui marito, eroe della Regia Marina, è morto durante un’azione di guerra, e che conduce una vita monotona e appartata con la madre, la figlia e una governante.

Mentre i giorni passano, il legame tra i due si rafforza, fino a diventare amanti. Ma, con la caduta del governo Mussolini e la dichiarazione del maresciallo Badoglio, la situazione diventa pericolosa per tutti e Carlo, a cui è stato ordinato di presentarsi al Comando militare di Bologna, decide di fuggire in Veneto con Roberta, in attesa di momenti migliori.

Ma, dopo che il treno su cui viaggiano viene costretto a fermarsi in una zona in aperta campagna per via di un terribile bombardamento, ci sarà il confronto finale. L’amaro impatto con la realtà lo spingerà a sentirsi richiamato ai suoi doveri e a combattere per un possibile futuro migliore, mentre lei deciderà di tornare indietro dalla sua bambina, in attesa del suo ritorno per costruirsi un’esistenza insieme.