In questi appuntamenti sul mondo ignoto raccontiamo delle Bestie, ovvero di quei mostri particolari, che a differenza dei famosissimi Draghi, Unicorni, Grifoni e Fenici, hanno lasciato poca traccia nei ricordi e negli annali. Molti di questi li ritroviamo nei Bestiari più famosi.

Nel Medioevo ed oltre, la fantasia e le paure prendevano appunto forme spaventose, che creavano difficile l’approccio e rapporto tra uomini e animali. Specie feroci servivano ad esorcizzare la paura, e di conseguenza si immaginavano lotte che portavano all’eliminazione degli stessi animali-belve, come le più famose miniature che rappresentavano battaglie tra cavalieri e draghi.

Tra gli animali meno famosi vi era; l’Hydrus, un serpente ghiotto di coccodrilli.

fonte ph: lacorte del falco-danze medievali e rinascimentali

L’hydrus secondo gli scritti nutriva un accanimento particolare nei confronti dei coccodrilli, ritenuti i suoi nemici giurati. Nei bestiari medievali viene descritto come un rettile che vive nelle acque del fiume Nilo e che divora le sue prede mentre dormono. Quando la sua vittima spalanca le fauci nel sonno, l’hydrus, rotola nel fango diventando scivoloso e si introduce nella bocca dell’avversario. A questo punto, una volta all’interno del corpo della vittima, si apre una via d’uscita mangiando le carni dall’interno, soprattutto nelle parti molli come la pancia. Sant’Antonio da Padova richiama quest’immagine (traslandone in positivo la metafora) per parlare degli Apostoli, come un serpentello: “così gli apostoli rotolarono, per così dire, nel fango della povertà e dell’umiltà, balzando poi arditamente in bocca ai tiranni. Questi furono uccisi dai loro mezzi, e gli apostoli uscirono vivi, aumentando la fede in Cristo“.

Comunemente fu chiamato anche Idra Maschio o Serpente di Mare (appunto in latino Hydrus), egli è una costellazione meridionale minore (introdotta da Johann Bayer nel 1603) ma da non confondere con la più famosa Idra. Secondo gli storici, il suo morso faceva gonfiare tutta la persona ed aveva come unico rimedio lo sterco di bue. È quasi sempre rappresentato con la coda fuori dalla bocca del coccodrillo e la testa che emerge da un fianco. Più raramente è stato disegnato come un serpente che nuota accanto ad un uomo in barca, oppure come un uccello con le piume nella bocca del coccodrillo e la testa che fuoriesce dal fianco.

Sta di fatto che se è stato usato nei secoli positivamente come figura di ripresa dal basso per salire in auge, v’è in dubbio che la bestia in questione richiami un simbolismo di ‘avere una serpe in seno’, quindi l’ingratitudine.

Altro animale dei bestiari è: l’Echeneis, il pesce antinave.

fonte ph: IlGiardinoDeiMagi

Questo pesciolino ha una forza davvero sorprendente, l’echeneis è lungo appena 15 cm, ma è capace di aggrapparsi a una nave e fermarla. Nelle sue “Etymologiae”, Isidoro di Siviglia scrive: “si aggrappa una nave e non la lascia (echei-naus). Si tratta di un piccolo pesce, ma quando si attacca a una nave questa non può muoversi, come se avesse radici in mare, anche quando infuriano tempeste burrasche, è chiamato anche ‘ritardo’, perché provoca ritardi alle navi che incontra“.

Nel duecento, il filosofo Francescano Bartolomeo Anglico scrive invece che l’animale marino è in grado di fermare una nave come se si trovasse improvvisamente arenata e non più in navigazione in mezzo al mare, ma appoggiata su un terreno sabbioso.

Ed infine (per ora): il Bonnacon, il toro dai peti mefitici.

fonte ph: lostoltiloquio.weebly

In piccola parte ricorda un cavallo, ma in gran parte un toro. Fin dall’antichità è conosciuto tanto da parlarne Aristotele, che lo chiama bonasus nelle pagine della fisica. Il Bonnacon è una creatura leggendaria, solo apparentemente innocua, descritta con una certa chiarezza nel bestiario di Aberdeen: “in Asia gli uomini hanno trovato un animale chiamato Bonnacon. La testa è quella di un toro, come le dimensioni del corpo“. Sul collo a volte ha una criniera di un cavallo e le corna che però sono rivolte all’indietro, in modo da non ferire nessuno. Questo animale non combattere e scappa se si sente in pericolo, però fuggendo, per non farsi prendere usa la micidiale arma difensiva: gli intestini.

Inizia con una scarica di escrementi e peti corrosivi in direzione degli aggressori, fino a una distanza di 600 metri, capaci di bruciare ogni cosa.

Questa belva viene descritta anche da Plinio e da Leonardo da Vinci nel suo bestiario e nella totalità delle sue illustrazioni viene rappresentato mentre dei soldati lo infilzano proteggendosi con uno scudo.

La bestia vigliacca, che lascia il suo feroce mentre scappa e non ha il coraggio di ‘prendere le cose di petto’, così il pesce che non ti aspetti piccolo ma forte tanto da arenarti, ed il primo mostro che ti divora da dentro.