Il 16 dicembre 1770 la città tedesca di Bonn dava i natali al celebre Ludvig van Beethoven; un autore dal talento innato e dotato di una dedizione straordinaria, grazie alla quale seppe rivoluzionare e riconcepire il concetto stesso di musica, in grado di farlo entrare nella storia.

Ciò che lo seppe rendere un grande fu la sua menomazione uditiva, che riuscì a renderlo più umano, e che finì per influenzare la sua arte, donandole caratteristiche tra cui dolore, rassegnazione, lotta e ribellione contro il destino, fino al trionfo del bene.

Delle sue opere, meritano di essere ricordate le prime sonate per pianoforte, i primi quartetti per archi, il settimino, i primi concerti per piano e la prima sinfonia, di fresca composizione, nei quali emerge la sua padronanza del genere, ispirati dai suoi maestri, Franz-Joseph Haydn e Antonio Salieri.

Rimane memorabile, inoltre, la terza sinfonia – ‘Eroica’ – che raggiunge l’apoteosi nella grande Marcia Funebre del secondo movimento, e ideata allo scopo di celebrare Napoleone – prima che questi, nel 1804, si dichiarasse Imperatore dei francesi – e tramutata, in seguito, in una “Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo”.

Ma è tra il 1816 e il 1822 – in quello che viene definito come il suo “terzo e più complesso periodo creativo” – che giungono non solo le cinque sonate per pianoforte più complesse e belle nelle quali raggiunge vette altissime, ma anche capolavori monumentali come la Missa Solemnis op. 123 in re maggiore, la Nona sinfonia e gli ultimi quartetti per archi, dall’op. 127 alla 135, nei quali primeggia la Grande Fuga op. 133.

Fonte immagini: giornaledipuglia.com

FONTEgreenme.it; adnkronos.com;giornaledipuglia.com;
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