Chiesa della Consolazione a Carbonara

La chiesa della Consolazione a Carbonara è attualmente  una chiesa barocca costruita su una precedente cappella, inglobata  sotto quella di San Giovanni a Carbonara, ai piedi della scalinata a tenaglia con doppia rampa, progettata dall’architetto Ferdinando Sanfelice. La chiesa é oggi denominata parrocchia di Santa Sofia. Da qui, sulla destra c’è l’ingresso all’antica farmacia, oggi sede della canonica.

2) Chiesa della consolazione segnata al n°111 della pianta di Alessandro Baratta 1670

“La chiesa della Consolazione fa parte di una sovrapposizione di più strutture,  insieme alla cappella di Santa Monica  e a quella della Pietatella, inglobate nella chiesa di San Giovanni a Carbonara. Le tre  strutture originarie, pressoché  coeve, sono  di epoca trecentesca. Nel Rinascimento si aggiungerà la cappella Seripando  con quale formeranno un unicum : “Il complesso di San Giovanni a Carbonara” dei padri Agostiniani. La Chiesa della Consolazione è già  segnalata nella nota  n°111 della pianta di Alessandro Baratta 1670.”

La chiesa della consolazione nel XVII secolo

La chiesa denominata Santa Maria Consolatrice degli afflitti  (poi della Consolazione)  è  costruita nel 1620,  sui resti della più antica struttura, per accogliere un’immagine miracolosa della Madonna ritrovata sotto uno strato d’intonaco nella bottega di un falegname alla cui figlia la Vergine aveva fatto riacquistare la vista. Il Cardinale Decio Carafa, Arcivescovo di Napoli, accertata l’ autenticità del primo  miracolo conosciuto,  volle far costruire la  chiesa  per custodire l’immagine miracolosa a cui il popolo napoletano affiderà le proprie preghiere per l’esaudimento di grazie  di ogni genere; in pochi anni la chiesa si riempirà di ex voto per le tante grazie ricevute.  L’altare maggiore era opera del maestro marmista Pirro Galeota e nella chiesa erano custodite numerose opere pittoriche  che sono andate perse  durante i molti secoli della propria esistenza e per i numerosi restauri e manomissioni avvenuti nel tempo.

Il primo restauro

Gli eletti del popolo Don Scipione Dentice, Don Pietro Macedonio, Don Fabrizio Caracciolo, don Marc’Antonio Muscettola, Don Orazio Sanfelice e Don Carlo Grimaldi, in nome della città di Napoli, si recarono nella chiesa della Consolazione di San Giovanni a Carbonara appena ristrutturata nel 1735, per portare ricchi doni a Maria Vergine Consolatrice degli Afflitti, la cui immagine più di cento anni prima  nel giorno della SS. Trinità del 1620 era comparsa  dopo la caduta della tonica di un muro della bottega di un falegname. –

Nel 1735 quando la chiesa assume la pianta attuale su progetto di Ferdinando Sanfelice che era stato incaricato della ristrutturazione e  dell’ intero complesso. Alla data della della ristrutturazione  della  chiesa vi erano  anche  presenti   opere pittoriche del secolo precedente; era presente ancora  l’affresco miracoloso della Vergine  e  altre numerose opere pittoriche, visibili   ancora presenti nella ristrutturazione del 1820 come ci racconta il Galante. Poi per l’incuria  e lo scorrere dei secoli andranno  perse irrimediabilmente.

L’abbandono e il degrado

La chiesa oltre a subire l’ingiuria del tempo, devastazioni, terremoti, i terribili bombardamenti alleati, è stata per molto tempo  abbandonata e chiusa . Il colpo di  grazia si avrà   col terremoto del 1980.

3) Ingresso

Dopo i restauri del secondo dopoguerra la chiesa si arricchì di un altare maggiore e di una pregevole balaustra: l’altare era stato  commissionato  nel 1746 da padre Paolo D’Israel su  disegno  di Francesco Solimena  ed eseguito da  Giuseppe Sanmartino.  In origine erano posti nella chiesa superiore e andranno a sostituire l’originale altare del XVII secolo quando,  dopo i restauri dei notevoli danni subiti durante la seconda guerra mondiale,  si decise di ridare  l’originale l’aspetto  gotico rinascimentale alla meravigliosa chiesa superiore. Ragion per cui  per cui le opere barocche saranno  eliminate e  trasportate altrove. Molte di queste furono ricollocate   nella barocca chiesa inferiore.

4) L’altare maggiore

La storia della Chiesa

Entrando sulla sinistra troviamo un breve corridoio che ci porta nella chiesa. A sinistra si intravede un’ antica lapide ( semicoperta da un moderno confessionale ) in cui è descritta la storia della chiesa. Certo che ci vuole una notevole “sensibilità” per celare una simile iscrizione di cui riusciamo a leggere solo una parte . Per fortuna il Chiarini  era riuscito a leggerla tutta .  Di seguito riporto il testo:

5) Lapide ove si racconta la storia della chiesa
“Nell’ altare maggiore di questa chiesa – si venera la sacra prodigiosa immagine di Maria Vergine – la quale l’anno 1620 nel giorno della SS. Trinità la prima volta comparve – Dalla  caduta della  tonica di un muro della bottega di un falegname – Dando in tale comparsa alla di lui figlia tutti e due gli occhi – Divulgatosi il miracolo, comandò Eminen .Sig  Cardinale Decio Carafa Arcivescovo di Napoli – Che tagliato il muro si trasportasse in questa Chiesa  eretta in suo onore – Dai PP. Agostiniani di San Giovanni a Carbonara – Quivi collocata operò subito molti miracoli a favore dei suoi divoti – contro tempeste, naufragi, fuoco, carceri, torture, patiboli, malattie – morte ,demoni, peccati, ed ogni altro sinistro accidente – delle quali grazie pendevano da queste pareti voti in gran numero – Onde fu dai fedele chiamata col titolo di
– CONSOLATRICE DEGLI AFFLITTI –
Per mezzo di lei Napoli fu liberata più volte da tremuoti, e sanguinose sedizioni del popolo – Per lo che  gli Ecc. Eletti – D. Scipione Dentice, Fabrizio Caracciolo, D. Marc’Antonio Muscettola D.Pietro  Macedonio , D. Orazio Sanfelice, ed il dottor D. Carlo Grimaldi Eletto del popolo – A nome della fedelissima città vennero con pompa sollenne, e ricchi donativi – A riconoscerla particolare protettrice della medesima – Questa stessa chiesa dalle ingiurie del tempo notabilmente offesa – Fu dai medesimi PP. ristaurata, ed in miglior forma ridotta l’anno 1735 – Per risvegliare l’antica divozione verso questa sacra immagine. Il Rev. Padre generale F. Nicolantonio Schiaffinati – Ha dalla Santità di Clemente XIII ottenuto – Al già nominato altare le indulgenze medesime – Che si guadagnano all’ altare di San Gregorio di Roma ” 

Lo stato attuale

Dopo le numerose peripezie e sventure questa chiesa  ha avuto un  poderoso “restyling” che l’ha  riportata all’antico splendore  secondo il progetto  sanfeliciano. 

6) Cupola a botte

L’interno è riccamente decorato di  stucchi. La struttura è composta da una navata  con due cappelle laterali. Singolare e inusuale  è  la cupola  fatta a botte eccentrica. La chiesa sapientemente restaurata,  torna finalmente al  culto e accoglie la parrocchia di Santa Sofia.

7) L’ altare maggiore opera di Giuseppe Sanmartino su disegno di Francesco Solimena

Riportiamo qui le descrizioni fatte dai maggiori studiosi  di arte sacra  riportate nelle antiche guide della città :

Da Napoli città nobilissima, antica, e fedelissima: (Domenico Antonio Parrino  1700)

” In mezzo la scala v’è una Chiesa, che fù la prima,  eretta da Padri; indi lasciata in abbandono, vi si scoprì una  Imagine  della Madonna col figlio morto, mezzo nel sepolcro, con  S. Gio Battista, e S. Agostino, e per miracoli da essa fatti ritornata ad esser venerata. Si scoprì la detta imagine  nell’ anno 1620. “

8) TAVOLA XXXI Veduta di San Giovanni a Carbonara – Da Napoli città nobilissima, antica, e fedelissima: (Domenico Antonio Parrino  1700
Da descrizione della città di Napoli e i suoi borghi  (Giuseppe Sigismondo ) 1788

“Nel Salire la scala di questa Chiesa ridotta nella presente forma con disegno dell’ Architetto Sanfelice ,vi si osserva la prima e antichissima Chiesa  eretta da PP.,la quale rimase abolita, e profanata allorchè il Re Ladislao contribuì alla costruzione della Chiesa superiore come diremo. Verso il 1620 poi, per essersi quivi ritrovata una antichissima Imagine dipinta in un muro rappresentanta la B,Vergine  che abbraccia il suo figliuolo il quale sta già mezzo nel sepolcro, dalla destra S. Gio: Battista ,  e dalla sinistra S. Agostino, la divozione dei Napolitani fece si che il luogo ridotto si  fosse di nuovo a  Chiesa nella forma come al presente si vede sotto il titolo di Santa Maria della Consolazione degli afflitti; e l’ altare della Vergine fu rifatto da Pirro Galeota  come dall’ iscrizione che nella stessa chiesa si legge”

9) Finestroni sulla cupola
Da Descrizione della città di Napoli (Gaetano Nobile 1863)

Santa Maria della Consolazione

 La nobile gradinata che vi si dispiega a Iato della Pietatella è leggiadro ed immaginoso disegno del Sanfelice, che a questa forma la condusse. Sul primo piano, dopo un vestibolo si entra a manca in un’antica chiesa a croce greca fondata nel 1539 sopra le case e i giardini di Gualtiero Capece Calcola , il quale ne fece donazione a’ monaci eremiti di s. Agostino. L’architettura e le opere di arte del tempo son tutte perdute, essendo la chiesa stata profanata quando re Ladislao contribuì alla costruzione della superiore chiesa di S. Giovanni. 

10)Particolare altare laterale

Ma verso il 1620 vi si ritornò ad uffiziare per la pietà de’ Napolitani, essendosi quivi discoperta sotto l’intonaco una pittura murale del tempo della fondazione , rappresentante in proporzioni più grandi del vero la B. Vergine che stretta si tiene abbracciata al Figliuol suo mezzo disceso per altezza nel sepolcro; ed a’ lati vi sono s. Giov. Battista, c s. Agostino nella foggia e nel colore del vero suo abito. Poi la Chiesa giacque nuovamente abbandonata , e finalmente fu riaperta per uso di cappella serotina dal zelante e dabbene parroco Gaetano Giannini.

11) Statua di San Giuseppe opera del XVI secolo di Annibale Caccavello

Nell’apertura del 1820. Allora fu tutta rifatta ed ammodernata alla foggia di que’ dì;  vi fu fatto un bellissimo altare di marmo bardiglio , con ornamenti a rilievo di marmo bianco , ed una scoltura stiacciata sul dossale che rappresenta la stessa pietosa istoria dell’ affresco antico , ed a’ lati i ss. Donato e Clemente, le cui ossa qui lungo tempo riposarono. Fu detta la chiesa della Consolazione ; e tale anche oggi si chiama; e vi resta la pittura murale in quel modo che vedete , l’altare quasi sconnesso, e sull’altare all’epistola una gran tela di S .Tommaso da Villanova in abito vescovile, che dispensa la limosina a’ poveri ; dipinto di vasta composizione ricchissima di ligure atteggiate in variatissimi gruppi, di grande effetto vivacità ed espressione; il quale anche è in via di deperimento, e parimenti vorrebbe esser serbato con cura, essendo eccellente lavoro del secolo XVI.

Nella sagrestia vuolsi osservare un’altra insigne opera di pittura, ch’è del 500, c manco mentovala da alcuno. È una maravigliosamente bella Vergine, alla quanto il vero, in atto pudico e benigno die pare impetrar dal Signore grazie per una turba di popolo fedele che verso di lei intende con gran fidanza gli sguardi, e stende supplici le mani con una verità» sorprendente di atteggiamenti e di colorito. Intorno ad essa in quadretti minori di pari bellezza son colorite diverse istorie della vita di N. S. La Vergine è soprannominata S. Maria consolatrice degli afflitti. Nell’atrio che precede questi quasi ignorati sacri recinti vedesi una bella statua di marmo del secolo XVI rappresentante s. Giuseppe;

12) Stucchi barocchi di maestranze locali
Da Guida sacra della città di Napoli (Gennaro Aspreno Galante) 1872

Discendendo ora dalla scala  del pianerottolo inferiore vedesi una cappelletta quasi abbandonata: Se essa  sia l’antica chiesa di  S. G Giovanni  fatta da Gultiero  Galeota , ovvero un edicola di tempi posteriori, non sappiamo deciderlo. Notiamo solo, come in essa fosse una volta l’immagine della Vergine della Consolazione trovata nel 1620 nella bottega di un legnaiuolo e qua trasferita per ordine del cardinale Decio Carafa, e la chiesa si disse di Santa Maria Consolatrice degli afflitti; nel 1630 fu tutta restaurata a spese di Pirro Galeota. E’ osservabile sull’ ingresso un quadro di San Tommaso di Villanova del Marulli, in sagrestia è un pregevole quadro  del rosario in deperimento. L’ antica immagine della Consolazione più non vedesi, ma oltre a quella che vedemmo nella chiesa superiore, anche qui resta una copia e mezzo rilievo in marmo, presso la porta interna della cappella.

13) Angeli in stucco

 

Bibliografia

  • Domenico Antonio Parrino Napoli città nobilissima, antica, e fedelissima” Cop.anast 1700
  • Giuseppe Sigismondo “Descrizione della città di Napoli e i suoi borghi” Cop. Anast.del 1788 edita da Arnaldo Forni Editore 1989
  • Getano Nobile “Descrizione della città di Napoli e delle sue vicinanze” Cop.anast.1863
  • Gennaro Aspreno Galante “Guida sacra della città di Napoli” a  cura di Nicola Spinpsa società editrice Napoletana 1985
  • Carlo Celano “Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli” curata da Giovanni Battista Chiarini- Cop. anastatica del ed 1856 edita ed.dell’Anticaglia -2000
  • Alessandro BarattaPianta di Napoli  1628″ – Gallica Biblioteca nazionale di Francia  (doc.digitalizzato)
14) Balaustra opera di Giuseppe Sanmartino

Credenziali Fotografiche

Tutte dall’  archivio personale dell’ autore  tranne :

  • La 2) Alessandro Baratta “Pianta di Napoli  1628” – Gallica Biblioteca nazionale di Francia
  • La 8) Domenico Antonio Parrino Napoli città nobilissima, antica, e fedelissima” Cop.anast 1700

 

Articoli e ricerche dello stesso autore su questo stesso  magazine : https://www.oltreirestinews.it/author/antonio-colecchia/

 

 

 

 

 

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