A poche ore dalla morte di Cosimo Di Lauro, ex reggente dell’omonimo clan presente a Secondigliano, la Procura di Milano ha deciso di aprire un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti. Ritenuto dagli inquirenti l’unico artefice della prima faida di Scampia, che portò alla morte di oltre un centinaio di persone, scontava la condanna inflittagli dentro una struttura penitenziaria milanese in regime di 41 bis.

In precedenza condannato a quindici anni per associazione camorristica, ebbe l’ergastolo dopo aver ordinato l’omicidio di Gelsomina Verde. Figlio di Paolo e fratello di Marco, era da tempo affetto da problemi di natura psichica, allucinazioni e disturbi mentali ma aveva sempre rifiutato le cure. La pista più accreditata dagli inquirenti, per il momento, rimane quella della morte per cause naturali per un “possibile” infarto. Nella sua cella non sono stati ritrovati elementi che portano ad ipotizzare al suicidio o a una morte violenta, ma è al vaglio degli inquirenti anche l’ipotesi che sia stato avvelenato, e si attende l’avvio delle indagini e dell’autopsia.