Tra i personaggi che popolano la storia della magia, spicca la figura, cara all’iconografia popolare, del vegliardo canuto dalla lunga barba bianca e la veste cenciosa che, borbottando tra sé oscuri incantesimi, rimescola una strana mistura gorgogliante, nella speranza che diventi oro, ovvero l’Alchimista. Costui inventò un linguaggio estremamente oscuro e complesso, in quanto le autorità pubbliche guardava alla categoria con sospetto, poiché l’antica scienza sacra, coacervo di nozioni che poi sfociarono nelle moderne tecniche chimiche e farmaceutiche, era legata alla filosofia pratica della natura, che da sempre si contrappone alle metodologie scientifiche e ai processi spirituale e psichico votato alla sola trasmutazione interiore dell’uomo.
Uno dei più grandi filosofi, Aristotele, aveva insegnato che tutta la materia è composta di quattro elementi: aria, terra, acqua e fuoco, i quali possiedono insieme le quattro proprietà fondamentali: caldo, freddo, umidità e secchezza, e si riteneva che le varie combinazioni di questi elementi, potessero spiegare tutte le forme note di materia, ed inoltre, la proporzione di ogni elemento, poteva essere mutata per trasformare un tipo di materia in un altro. La trasmutazione dei metalli comuni in oro, era naturalmente la meta di molti alchimisti, anche se, per la maggior parte di essi, il lucro era un fine secondario, in quanto la sua eventuale produzione rappresentava il corrispettivo tangibile di un’ambizione più elevata: l’Immortalità spirituale e fisica, procurando all’uomo la perfezione, ed era questa la meta inafferrabile, talvolta chiamata “Pietra Filosofale“, talvolta “Elisir di Lunga Vita“.
L’alchimia era quindi un sistema filosofico che si proponeva di penetrare i misteri della vita. Le sue più antiche forme di sapienza fiorirono in Cina nel IV secolo a.C., ed in Egitto nel II secolo a.C., nelle quali si proponeva l’esercizio delle pratiche, sia psichiche che di laboratorio, mentre in India, fu l’aspetto farmaceutico a prevalere con il trascorrere del tempo. Alberto MagnoRuggero Bacone ed Isaac Newton si annoverano tra i più grandi uomini di cultura che studiarono l’alchimia. Nei primi anni della sua carriera, Newton fu influenzato dalla tradizione ermetica e si dedicò all’alchimia. Grazie alle sue ricerche sulla struttura e sulla filosofia della natura, rende noto, nella sua opera Scritti di Ottica, come la natura sembri gradire molto le trasmutazioni e che queste possano essere trasmesse a tutti i suoi elementi.
Ma il più famoso ed esperto alchimista fu senza dubbio Teofrasto Bombaso von Hohenheim, più conosciuto come Paracelso che, nato in Svizzera nel 1493, imparò da solo tutto lo scibile sulla medicina, astrologia e scienze affini e poi si mise a praticare la professione medica e ad insegnare in tutta Europa e Medio Oriente. Durante la sua vita scrisse parecchio e tra i suoi contributi vi è la proposta di curare le malattie veneree con una blanda soluzione di mercurio, che fu usata fino all’avvento degli antibiotici. Nel XIX secolo gli assiomi sui quali si basava l’alchimia, furono scalzati dalla prova che gli elementi erano molti più di quattro.

 

Fonte articolo & foto: Fabio Giovanni Rocco, https://misterieprofezie.blogspot.com/search?q=alchimia, 07 ottobre 2019

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