Un team di esperti della Purdue University, guidati dal professor Darryl Granger, ha pubblicato sulla rivista PNAS uno studio sulla ridatazione dei fossili della Grotta di Sterkfontein, in Sudafrica, conosciuta anche con il nome di Culla dell’Umanità. Grazie all’utilizzo di nuove tecniche di datazione, basate sull’analisi di due isotopi particolarialluminio 26 e berillio 10 – è emerso che i resti ritrovati in questo sito Patrimonio Unesco risalirebbero a quasi quattro milioni di anni fa e non a due e mezzo, come si è ipotizzato fino a oggi.

Se la nuova datazione risulterà confermata dagli esperti, gli esemplari di Australopithecus Africanus contenuti in essa risulterebbero molto più antichi di Lucy, l’ominide femmina ritrovata nel 1979 ad Hadar, in Etiopia, la cui età sembra risalire a più di tre milioni di anni fa. Inoltre, ciò stabilirebbe come tale “specie” possa essere esistita in questa zona dell’Africa un milione di anni prima che il genere Homo facesse la sua comparsa, rendendolo il perno dell’evoluzione umana e il punto di partenza dal quale si è evoluto anche il più recente genere Paranthropus.

In passato, la Grotta di Sterkfontein ha riservato importanti scoperte fin dalla prima scoperta di un ominide adulto, da parte del paleontologo Robert Broom nel 1936. Da quel momento in poi, i ritrovamenti di fossili sono stati davvero numerosi e frequenti. Proprio in questo luogo le ricerche hanno riportato alla luce il cranio fossile della “Signora Ples” e lo scheletro quasi intatto di “Little Foot”.

FONTEviaggi.nanopress.it
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