Ogni anno è usanza o direi un appuntamento fisso per gli aderenti all’esperienza  della fraternità di Comunione e Liberazione, trascorrere insieme alcuni giorni in montagna. E fino a qui nulla di nuovo. Farlo con 250 persone diventa un fatto oggettivamente strano. Cosa spinge tante persone a stare insieme condividendo passeggiate, incontri culturali, giochi, testimonianze e …preghiere?

Solo per il desiderio di credere ancora nella condivisione? Solo per vivere intensamente il reale o perché c’è chi crede ancora che insieme è meglio o ancora per abbracciare luoghi e persone che oggettivamente non faresti? Sicuramente uno dei motivi è perché l’altro è considerato realmente una possibilità positiva, ancor di più perché l’altro è l’occasione per rimettere tutto in discussione, perché l’altro è la concreta possibilità di rivedere la propria vita, cioè quello a cui tu più credi. Insomma un tempo libero, una vacanza per…lavorare su di sé.

Ecco. Vacanza per alcuni è questa cosa qua. Le tanto sospirate vacanze, il momento in cui finalmente ognuno ha la possibilità di riaffermare il desiderio di muoversi con libertà, di risistemare le cose di casa, riordinare idee, uscire più facilmente, senza lo stress del giorno dopo sul posto di lavoro. Curare gli hobby, curare le amicizie, curare i rapporti in famiglia…tentativamente per chi ha i figli che seguono ancora i genitori. Comunque un toccasana per la mente, non certo per le tasche.

Quest’anno a Prati di Tivo 250 persone si sono riunite per quattro giorni con questo intento: riprendere in mano la propria vita. Tante le occasioni: dall’ascoltare testimonianze di uno studioso di musica (Pier Paolo Bellini chiamato Widmer) che ha proposto “La messa dell’incoronazione” di Mozart o ascoltare la testimonianza di un carcerato che viene ripreso per i capelli da una giovane coppia che gli propone di lavorare e di formare una cooperativa all’interno del carcere per proseguire poi, il lavoro, alla sua uscita. Oppure ascoltare un ragazzo fuggito dall’Eritrea per approdare come profugo in Italia, che dopo anni di vagabondaggio viene amato da persone che gli propongono un lavoro ed ora è diventato responsabile a sua volta di un centro di accoglienza. Insomma una vacanza così non passa senza lasciare il desiderio di ricominciare a settembre con più voglia, con più ardore. Quasi che uno si auguri che arrivi quanto prima possibile. Il riposo, è vero, quando è riposo del cuore.

Vacanze di comunità, in famiglia, con gli amici. Al mare o in montagna. Non uno stacco da se stessi, ma un’occasione per andare ancora di più a fondo di quello che uno vive. Perché è lì, nel tempo libero, che si capisce cosa uno vuole veramente.

Un giudizio chiaro lo ebbe a dire il caro Don Giussani qualche tempo fa in occasione di una intervista.

«Avranno ben il tempo libero, i ragazzi!». «Ma un giovane, una persona adulta» mi si obiettava «lo si giudica dal lavoro, dalla serietà del lavoro, dalla tenacia e dalla fedeltà al lavoro». «No» rispondevo, «macché! Un ragazzo si giudica da come usa il tempo libero». Si scandalizzavano tutti. E invece… se è tempo libero, significa che uno è libero di fare quello che vuole. Perciò quello che uno vuole lo si capisce da come utilizza il suo tempo libero. (Don Giussani)

Questo vuol dire che la vacanza è una cosa importante. Innanzitutto ciò implica attenzione nella scelta della compagnia e del luogo, ma soprattutto c’entra con il modo in cui si vive: se la vacanza non ti fa mai ricordare quello che vorresti ricordare di più, se non ti rende più buono verso gli altri, ma ti rende più istintivo, se non ti fa imparare a guardare la natura con intenzione profonda, se non ti fa compiere un sacrificio con gioia, il tempo del riposo non ottiene il suo scopo. La vacanza deve essere la più libera possibile. Il criterio delle ferie è quello di respirare, possibilmente a pieni polmoni.