«La sentenza non cambia le cose: non mi restituirà certamente le gambe – commenta Manuel -. In questo momento penso esclusivamente a riprendermi, consapevole che la giustizia debba fare il suo corso. Non mi importa sapere se chi mi ha fatto del male sia punito con 16 o 20 anni di prigione. Nessuna sentenza mi può fare ritornare come prima. Il mio sogno è tornare a camminare; mi sto impegnando ogni giorno per realizzarlo».

Dall’altra parte Martina la fidanzata di Manuel commenta con un secco «Non è giusto». Martina si è arrabbiata non poco quando ha appreso della sentenza nei confronti di Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, i due vigliacchi che lo hanno sparato alle spalle senza alcun motivo (ma sarebbero stati vigliacchi lo stesso anche se lo avessero avuto). Sedici anni di carcere per chi ha sparato contro di lei e il suo ragazzo, finito sulla sedia a rotelle «sono pochi, …la battaglia di Manuel per la normalità è ancora lunga. Loro fra 16 anni saranno liberi ma Manuel come starà?».

Non è facile immedesimarsi in chi senta ad avere la vita spezzata, i sogni infranti. Non è neppure facile capire che cosa significhi non poter più camminare, lottare per avere un destino, un bene o un futuro. Sedici anni non restituiscono le gambe per tornare a vivere.

Ma allora cosa rende lieti (?) in una circostanza del genere? Cosa permette di continuare a vivere avendo subito un torto così grande? E c’è anche chi ci perde la vita in occasioni simili. Cosa darà giustizia a Manuel o …a noi?

Noi tutti sappiamo che il nostro cuore desidera le stesse cose: vogliamo la vita, vogliamo essere felici, vogliamo essere soddisfatti nelle nostre cose. “Ciò che rende la vita meritevole di essere vissuta non è quello che abbiamo conosciuto, ma quello che comincia ad esserci e non c’è ancora, quella caparra di bellezza che intuiamo di fronte ad un’alba o alla sensazione di essere un tutt’uno con l’acqua nella quale nuotiamo”. (F. Pichetto)

Di sicuro la tranquillità che Manuel ha comunicato a tutti, sempre, sorprendendoci non poco, sono state le sue parole, la sua forza, la sua serenità. Manuel non ha mai smesso di dire che nessuno può portarci via la promessa che ci è stata fatta e che ci accompagna fin dal grembo materno. La promessa di un compimento, di un bacio che ci tolga il fiato, di un respiro in cui ci si sente vivi, uno sguardo dentro cui sperimentare la grandezza di una origine bella, di una storia grande.

Anche su una sedia a rotelle con la speranza incessante che si riprenda a camminare, anche quando possano venir meno i genitori, i successi a scuola o nel lavoro, ciò che non può mancare è la coscienza di qualcuno che ci abbracci, che ci guidi, che ci accompagni, che ci faccia sentire straordinariamente vivi, gioiosamente capaci di amare e di sognare. Dentro tutti i nostri limiti!