Santiago Calatrava: l’architetto di Dio

In mostra al museo di Capodimonte circa 400 opere del genio dell’architettura

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«Dobbiamo rinnovare le architetture tramandateci dalla storia, per farle rivivere», ha detto Bellenger, che suggerisce anche di fare stabilmente allocare un’opera di Calatrava in uno dei cortili della Reggia.

Un’esposizione fortemente voluta dallo stesso Calatrava, accolta con entusiasmo dal direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, co-curatore con Robertina Calatrava, moglie dell’artista, e interamente sostenuta dalla Regione Campania, realizzata proprio in collaborazione con lo Studio Calatrava.

Calatrava ha anche detto di avere iniziato la sua attività artistica da bambino disegnando e dipingendo. «Non ho mai smesso di dipingere – ha affermato – per me è importante lavorare sulla pittura, sulla scultura e sulla ceramica, non solo come discipline indipendenti ma come nutrimento necessario per la mia architettura». E infatti è facile comprendere che, se la pittura è una superficie colorata e la scultura è un volume ricoperto comunque da una superficie, l’architettura, che è composta da volumi, comprende pittura e scultura e qualcosa in più: lo spazio, la possibilità per l’uomo di muoversi all’interno e all’esterno di essa.

Il tema del movimento, centrale nella produzione di Calatrava, è affrontato attraverso molti aspetti progettuali: la proporzione nella composizione tra i singoli elementi, la perfetta coesistenza dei materiali, la ricerca di equilibrio statico della struttura, lo studio dei solidi attraverso la geometria descrittiva. “Sono sempre alla ricerca di più luce e di più spazio”, questa affermazione di Calatrava trova piena rispondenza guardando le opere delle stazioni “Saint Exupery” all’aeroporto di Lione, la stazione Oriente a Lisbona e la Liege Railway Station in Belgio, considerata una delle più belle al mondo. Strutture aperte, permeabili, il cui elemento chiave è individuabile nei sistemi di copertura che definiscono l’intero corpo architettonico attraverso un perfetto equilibrio tra gli elementi della struttura portante, generalmente in acciaio e quelli che sono, invece, gli elementi portati, prevalentemente in vetro.

Tutta l’architettura del genio Calatrava può essere riassunta in un’espressione che usò agli inizi della sua carriera quando, evidenziando la sua figliolanza nei confronti del padre dell’architettura moderna Antoni Gaudì, affermò:” se una foglia può sostenersi attraverso un semplice stelo in uno sbalzo notevole, allo stesso modo una struttura in cemento armato può sostenersi con elevate e ardite tensioni nervate”. L’imitazione della natura è stata alla base della filosofia di Gaudì e allo stesso modo di quella di Calatrava. “Dio ha già fatto tutto, noi architetti abbiamo solo il dovere di imitarlo guardando la natura”.

Ma Santiago Calatrava è noto soprattutto come costruttore di ponti. «Amo i ponti – ha detto – perché mettono in comunicazione le genti: sono simbolo di pace». E hanno da sempre un significato sacro, tanto che il costruttore di ponti, al tempo dei romani antichi, era un sacerdote chiamato pontifex, come l’attuale Pontefice. D’altronde nell’architettura di Calatrava è stata trovato un valore filosofico e morale. E non è forse vero che Qualcuno è chiamato il Grande Architetto?