L’idea di santità è un qualcosa di più vasto, di più pervasivo che non le storie speciali delle figure verso le quali rivolgiamo la nostra devozione. La santità è una dimensione che tocca la vita di tutti, è un’ipotesi che si esercita nei gesti e nelle scelte che ciascuno fa nella propria vita. Non è un semplice essere buoni, è una coscienza del proprio limite. O, per essere più concreti, di una “mancanza” che è costitutiva nel nostro agire anche buono. Quella di San Patrizio, nato con il nome di Maewyin Succat patrono e l’apostolo dell’Isola Verde, l’Irlanda, è la storia di chi ha amato la terra dove era stato confinato e ripudiato addirittura ridotto a schiavo. Il verde è il colore della sua festa e la sua figura è legata all’emblema nazionale irlandese, il trifoglio (Shamrock). Grazie ad un trifoglio, si racconta infatti, San Patrizio avrebbe spiegato agli irlandesi il concetto cristiano della Trinità, prendendo come esempio le tre foglie collegate ad un unico stelo.

«Arrivato in Irlanda, ogni giorno portavo al pascolo il bestiame, e pregavo spesso nella giornata; fu allora che l’amore e il timore di Dio invasero sempre più il mio cuore, la mia fede crebbe e il mio spirito era portato a far circa cento preghiere al giorno e quasi altrettanto durante la notte, perché allora il mio spirito era pieno di ardore». Patrizio nasce verso il 385 in Britannia da una famiglia cristiana. Introdusse in Irlanda il monachesimo che di recente era sorto in Occidente e un gran numero di giovani aderirono facendo fiorire conventi di monaci e suore. Certo non tutto fu facile, le persone più anziane erano restie a lasciare il paganesimo e inoltre Patrizio e i suoi discepoli dovettero subire l’avversione dei druidi (casta sacerdotale pagana degli antichi popoli celtici). Patrizio ebbe vita difficile con gli eretici pelagiani, che per ostacolare la sua  opera ricorsero anche alla calunnia, egli per discolparsi scrisse una “Confessione” chiarendo che il suo lavoro missionario era volere di Dio e che la sua avversione al pelagianesimo scaturiva dall’assoluto valore teologico che egli attribuiva alla Grazia; dichiarandosi inoltre ‘peccatore rusticissimo’ ma convertito per grazia divina. L’infaticabile apostolo concluse la sua vita nel 461 nell’Ulster a Down, che prenderà poi il nome di Downpatrick. Alla vita di San Patrizio è legata la storia del pozzo che si trova ad Orvieto. E’ una struttura costruita da Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1527 e il 1537, per volere del papa Clemente VII. Progettato per fornire acqua in caso di calamità o assedio, i lavori del pozzo furono conclusi durante il papato di Paolo III Farnese. Il pozzo prese il nome di San Patrizio, probabilmente, perché utilizzato come luogo di espiazione dei peccati allo stesso modo di una caverna, esistente in Irlanda denominata “Purgatorio di San Patrizio”.