In questi giorni, inutile dirlo, c’è molta apprensione riguardo ciò che sta accadendo al confine tra la Turchia e la Siria. La Turchia sta tentando di tranquillizzare la comunità Europea affermando al Consiglio di Sicurezza ONU che la sua operazione militare sarebbe “proporzionata, misurata e responsabile”.

“L’operazione prenderà di mira solo terroristi e i loro nascondigli, rifugi, armi ed equipaggiamenti”, si legge ancora nel documento, di cui l’Ansa ha avuto visione, precisando che vengono “adottate tutte le precauzioni per evitare danni collaterali alla popolazione civile”. Nella lettera inviata da Ankara al Consiglio di Sicurezza ONU, si afferma che “i negoziati con gli Usa su una zona di sicurezza rimangono inconcludenti”. Scattato, con il ritiro americano, il nullaosta per l’intervento, i turchi hanno cominciato dalle città di Tel Abyad e Ras al Ayn e da valichi di frontiera in prossimità del nord est e nord ovest di entrambi i centri, tra i più importanti dell’area.

Intanto gli USA hanno dichiarato ALL’ONU di non sostenere l’offensiva turca. La Turchia “è ora responsabile della sicurezza dei cristiani e di altre minoranze in Siria” e “dovrà garantire che tutti i combattenti dell’Isis detenuti restino in prigione”. Lo ha detto l’ambasciatore Usa ALL’ONU, Kelly Craft, al termine delle consultazioni al Consiglio di sicurezza dell’ONU. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, chiede alle parti di rispettare il diritto internazionale umanitario. “I civili e le infrastrutture civili non devono essere un obiettivo” raccomanda l’Alto Commissario DELL’ONU per i rifugiati Filippo Grandi. UE all’Onu: Turchia fermi l’offensiva “Siamo profondamente preoccupati per l’operazione militare turca nel nordest della Siria e chiediamo ad Ankara di cessare l’azione militare unilaterale”. Lo hanno detto in un comunicato congiunto i membri europei del consiglio di sicurezza Onu. “Le rinnovate ostilità armate comprometteranno ulteriormente la stabilità dell’intera regione, esacerberanno le sofferenze dei civili e provocheranno ulteriori spostamenti che aumenteranno ancora il numero di rifugiati e sfollati”.

Intanto il generale Marco Bertolini, ex capo di stato maggiore del Comando Isaf in Afghanistan ha dichiarato qualche ora fa che “bisognerà capire se sarà o no un vero tradimento”. E ci ha ricordato che gli americani “non se ne vanno mai davvero. L’hanno fatto solo in Vietnam”.

Questo è un momento di svolta storica in Siria, non c’è ombra di dubbio. Il ritiro degli americani chiaramente lascia scoperti i curdi, che sono i nemici tradizionali dei turchi. I turchi potrebbero approfittare della nuova debolezza curda per costituire un’area sotto il loro controllo in Siria, con la scusa di tenere lontani i curdi dal loro territorio.

La domanda che ci si pone è come reagiranno le altre potenze presenti in Siria a questa offensiva turca. L’ipotesi più probabile è che questa nuova fase si sia creata dopo un accordo tra i tre attori più importanti nella guerra in Siria, cioè Usa, Russia e Turchia. Il punto è capire se questa è un’escalation incontrollata, o controllata e almeno in parte concordata da con Trump e Putin. Nel secondo caso ci sarà un’offensiva iniziale e poi tutto si fermerà, altrimenti saremo di fronte a una situazione più problematica.