Nella serata di venerdì 5 aprile Piano City Napoli ha aperto il suo straordinario week end di appuntamenti pianistici in Piazza Plebiscito con 21 pianoforti in concerto, dedicato, in questa edizione, alle Ouverture delle più note opere. Quest’anno anche con l’Orchestra Regionale di Pianoforti dei Licei Musicali della Campania, composto da 21 studenti, selezionati attraverso un bando regionale coordinato dal Liceo Alfano, che hanno introdotto l’inaugurazione eseguendo musiche di Satie e Mozart. Tantissimi i partecipanti, questo a testimonianza che Napoli non è Gomorra ma luogo di cultura e di incontro, di poesia e di arte, di storia di un popolo di particolare sensibilità.

Domenica la giornata conclusiva del Festival dedicato al pianoforte che con i suoi 250 eventi e 700 pianisti, dislocati tra 55 location, ha trasformato Napoli nella capitale del pianoforte per sette giorni. Particolarmente atteso il concerto della guest internazionale Valentina Lisitsa, per la prima volta a Napoli, che si esibirà alla Chiesa dei Santi Severino e Sossio. In tale chiesa sabato si è esibita la musicista Linda Vanacore che ha deliziato i numerosi partecipanti con suonate di pregevole fattura. Musiche apprezzate ancor di più visto il delicato intervento che ha subito per un male che l’ha colpita nei mesi precedenti. Dove c’è musica c’è sempre la possibilità di allietare il cuore di chi ne soffre. Anche Don Giussani diceva: “Nessuna espressione dei sentimenti umani è più grande della musica. Chi non è toccato da un concerto di archi, come si può essere insensibili dinanzi ai colori di una sonata per pianoforte?”

Concerti e appuntamenti da non perdere anche negli hotel cittadini e in tantissimi altri luoghi, coinvolti nella mappa pianistica: tra i tanti: Palazzo Fondi, Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, Palazzo Serra di Cassano. Ogni luogo, ogni spazio pubblico o privato funge da cornice per questo straordinario evento. Nella serata di Domenica si segnala l’esibizione del pianista Enzo Oliva che suonerà musiche tratte dal disco Mother Moon Light del compositore Max Fuschetto.

Una volta Steve Jobs disse ad una violoncellista franco-cinese: «Le tue esecuzioni sono la migliore prova dell’esistenza di Dio perché non credo che un essere umano da solo possa fare tutto questo».

La musica trasmette altro, trasmette la parte più eccelsa di noi. O almeno dovrebbe farlo. Si parla di musica, quella che è studiata nei conservatori, quella che ha segnato epoche, quella che ha commosso intere generazioni e che viene studiata a scuola, quella che ha rappresentato un popolo, una generazione. Pensare a come spesso possa essere ridotta, tramutata per comunicare il nulla, questo rabbrividisce. Ma è tutta l’arte che è specchio di un popolo. Dove non c’è popolo non c’è musica degna di essere definita tale.  Dove non c’è popolo, non c’è arte che esprima un senso, un significato.

“Diffidate dell’uomo che non ama la musica. Egli è come un antro nella notte; dove si annida l’aspide” (Shakespeare).”