Siano queste epiche gesta nuova ragione di fede sicura, nuovo argomento di serena certezza: ovunque combattono gli eserciti dei popoli liberi, una voce concorde ripeta al nemico: di qui non si passa.”                                                                   Gen. Armando Diaz

Quante strade e piazze, quante scuole ed edifici pubblici a lui dedicate, eppure il Generale Armando Diaz, dopo che il 4 novembre alle ore 15 tutte le operazioni di guerra cessarono e fu proclamata la fine della Grande Guerra, emanò un bollettino che celebrava, non senza retorica, la vittoria su “uno dei più potenti eserciti del mondo“.

Prima dell’entrata in vigore dell’armistizio, l’esercito proseguì la sua rincorsa ai territori italiani che erano stati persi l’anno precedente, cosicché vennero raggiunte Tolmezzo e Chiusaforte sulle Alpi Carniche e Giulie mentre, una volta lasciata Udine, i soldati si diressero verso Cividale, Buttrio, Manzano e Cormons. Più a sud, in pianura, fecero il loro ingresso nella città fortificata di Palmanova, Mortegliano, Cervignano e Grado, vicino alle foci dell’Isonzo. Mentre in Alto Adige mancavano ancora diversi chilometri prima di giungere sul Passo del Brennero, considerato come il confine naturale dell’Italia. La pace però non presupponeva l’impossibilità di continuare l’avanzata, ma solo quella di cessare qualsiasi combattimento. E così nei giorni seguenti furono raggiunte anche altre località abbandonate dalle autorità austro-ungariche. Due mesi dopo, il 18 gennaio 1919, iniziarono a Versailles i trattati di pace.

Eppure, nell’anno della pandemia, si sarebbe dovuto celebrare, questo anniversario importante ricordando quelle parole così salienti che il generale napoletano Diaz annunciava a favore della vittoria italiana della guerra contro l’Austria-Ungheria: “i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

Tanto poi da essere celebrato negli anni successivi, ed ancora oggi nella gloria del tempo, col titolo di ‘Duca della Vittoria’.

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Di lontane origini spagnole da parte di padre, Armando Vittorio Antonio Giovanni Nicola Diaz nacque a Napoli nel palazzo al civico 22 dell’antica strada Cavone a Sant’Eframo Nuovo, attuale via Francesco Saverio Correra (dal noto avvocato che viveva lì).

Figlio dell’ufficiale di Marina ingegnere del Genio Navale Don Ludovico, nativo di Gaeta e di Donna Irene dei baroni Cecconi, Armando fu avviato giovanissimo alla carriera militare come allievo dell’Accademia militare d’artiglieria di Torino, dove divenne ufficiale. Prese servizio nel 1884 al 10º Reggimento di artiglieria da campo, e dal 1890 al 1º Reggimento di artiglieria da campo col grado di capitano. Nel 1894 frequentò la Scuola di guerra, classificandosi primo, due anni dopo sposò a Napoli Sarah De Rosa-Mirabelli.

Egli proveniva piuttosto dalla piccola nobiltà spagnola che, giunta nel regno napoletano al seguito del sovrano spagnolo o viceré, aveva fatto acquistato prestigio con un continuativo impegno nelle armi. Il bisavolo don Giuseppe Diaz, così come il nonno don Antonio erano stati reali commissari di guerra, mentre il padre, l’ing. don Ludovico, era ufficiale nella Reale Marina borbonica.

La sua grande vita legata alla ripresa del Grappa dopo la disfatta di Caporetto con Cadorna, subentrando a costui, tendiamo a dimenticare le sue origini partenopee, fino al trionfo del Vittorio Veneto.

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Eppure pensiamo che se camminiamo nella famosa strada che ci porta al ‘Cavone’ alzando la testa scorgeremo una targa commemorativa con su scritto; “Qui nacque Armando Diaz…”. Nulla.

La nostra città, non gioisce delle gesta di questo eroe, e seppur a molti fautori dei Borbone può non piacere perché legato alle gesta sabaude, v’è indubbio che sia un figlio di Napoli, e sia un Italiano il Generale della Vittoria che resta una medaglia d’orgoglio e di onore che da lustro ai suoi concittadini.

Soprattutto perché la Grande Guerra nei testi di studio delle scuole dall’infanzia ai superiori sembra essere stata combattuta solo da una parte degli italiani. Ovviamente e sicuramente al settentrione la sofferenza e i morti, i danni e le tragedie non potranno mai essere cancellate.

Eppure in quel palazzetto al civico 22, disadorno e semplice, quasi nascosto alla curiosità dei passanti nacque il 5 dicembre 1861 il primogenito maschio della famiglia Diaz, Armando il generale della Grande Guerra, il Duca della Vittoria.

Speranzosi che a questo errore, a questa dimenticanza prestissimo potremmo riparare e fregiarci con orgoglio che un figlio di Partenope portò l’Italia alla libertà e alla vittoria.