Mercoledì 23 settembre presso la Domus Ars di via Santa Chiara a Napoli, alla presenza, finalmente, di un pubblico numeroso e …distanziato (sold out) si è tenuto un grande concerto del musicista compositore Max Fuschetto. Ad inserirsi questa volta nella conversazione tra corde, quelle del pianoforte di Enzo Oliva e della chitarra elettrica di Pasquale Capobianco (attuale chitarrista degli Osanna), i fiati di Max Fuschetto e la voce di Cosimo Morleo, capace di passare con disinvoltura dalle timbriche e dai registri della musica del Barocco.

Musica riflessiva, ridondante, calma lieve, accesa, equilibrata anzi no, scomposta, da connettere, da decifrare, da percepire, da affrontare, comprendere, da penetrare o lasciarsi penetrare. Altrove bassi, toni lunghi, spezzati, pesanti poi …lievi. Una carezza di note, poi uno schiaffo, un pugno allo stomaco poi di nuovo una carezza, gentile, soffusa, parziale? No, è totale. Un insieme di suoni da dipanare, riassemblare, o lo sono già? E’ musica totalizzante. Enzo Oliva al piano reclama ritmo dai tasti, ne estrapola armonia poi di nuovo un insieme di note non immediatamente decifrabili. Sperimentazione, armonia, disarmonia caos e ordine. Silenzio. L’oboe incalza, si fa spazio, la chitarra elettrica di Pasquale Capobianco si mescola al suono del piano, con- corrono senza sopraffarsi anzi dando movimento alla composizione attraverso le caratteristiche specifiche raggiungendo completezza.

Ognuno con il proprio tono, con la propria tensione, con lo stesso fine. Lì dove si poteva pensare che il singolo strumento potesse bastare ecco che il sopraggiungere dell’altro…perfeziona, affina, completa. Da “Mother Moonlight” a “Play & Dance”, da “The hole in the fence” a “The round trip” il tempo scorre lieve. Enzo gioca al piano, elabora, diverte, accompagna lo scorrere della serata con ritmi orecchiabili, non sempre facili. Snocciola dai tasti il lento serpeggiare dei suoni. Max entra in scena, guida, sorregge, si compenetra nei suoni avviati da Enzo. Si fonde con il suo oboe nel complesso di note. Ecco Enzo Amato: rende più popolare e quasi familiare alle orecchie del pubblico la musica. Morleo dona alla serata quel non so che di classico, di pace e quasi baroccheggianti come dolci “villanelle”, ballate dal sapore della terra, della tradizione italiana e inglese.

Il concerto si chiude con le ultime suonate di Max a testimoniare la maturità raggiunta e a chiudere (?) un’avventura sonora che rappresenta una tappa di un nuovo lavoro discografico a breve in sala d’incisione. Una gran bella serata!