Un giorno di affermazione sociale e di rivendicazione della parità tra uomo e donna, questi gli elementi propulsori del movimento internazionale socialista delle donne, che con Clara Zetkin, (delegata del partito socialdemocratico tedesco e dirigente del movimento operaio), e Rosa Luxemburg, (teorica della rivoluzione marxista e fondatrice del partito socialista polacco e del partito comunista tedesco),  nel 1907 organizzarono la prima conferenza internazionale della donna.                                                                                                    Al centro della discussione lo sfruttamento dei datori di lavoro ai danni delle operaie che percepivano bassi salari a fronte di orari di lavoro estenuanti, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. In quella sede si decise di «riservare l’ultima domenica di febbraio per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909…ma la voce di queste donne non rimase inascoltata e qualche anno più tardi raggiunse anche le madri, le moglie e le figlie della lontana Russia, dove il 23 febbraio 1917, le tessitrici di Torshilovo e le dipendenti del deposito di tram dell’isola Vassilievsky, decisero di sfilare sulla Prospettiva Nevsky, chiedendo pane per le famiglie dei soldati, pace per i loro figli e diritti per se stesse. Operai della fabbrica Putilov, e massaie esasperate da ore di code per il pane, si unirono a loro e insieme sfidarono la polizia e i soldati.

L'Imperatrice Alessandra
L’Imperatrice Alessandra

L’imperatrice Alessandra osservava dalle finestre del Palazzo d’Inverno, registrando nel suo diario una giornata di «ragazzine che corrono e urlano di non avere pane, solo per incitare gli altri, se il tempo fosse stato più freddo sarebbero rimaste a casa». Una settimana dopo la monarchia crollò, 4 giorni dopo l’abdicazione di Nicola II, quarantamila donne ottennero dal nuovo governo provvisorio il diritto di voto, inneggiando con striscioni che recitavano: «Il suffragio non è universale senza le donne», e otto mesi dopo, l’ex palazzo degli zar fu preso d’assalto dai bolscevichi; era l’ottobre del 1917.                                                                                                In Italia la Festa della Donna iniziò a essere commemorata nel 1922 con la stessa connotazione di rivendicazione politica e sociale che all’estero, ma bisognerà attendere il 1945 per parlare di sua affermazione, quando cioè, l’Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d’Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone della penisola già liberate dal fascismo; ma solo l’anno successivo, l’8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta la Nazione ricordò la Festa della Donna scegliendo come simbolo della stessa la mimosa.

Negli anni, le rivendicazioni dei diritti femminili hanno fatto leva su questioni come: divorzio, contraccezione, legalizzazione dell’aborto e difesa delle conquiste delle donne, ma tali conquiste sono ancora lontane dall’inalienabile diritto alla parità, e oseremmo anche dire alla vita, troppe volte spezzata da uomini in preda a raptus e gelosie.                                                                                                               Così recita la LETTERA DI SANT’AGOSTINO ALL’UOMO PER AMARE UNA DONNA

Ama la tua donna…e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro domani.
…Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi
…Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio.
Questa sposa, tua compagna di quell’ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani ti potrà essere di rifugio.
…Amala come il sole che invochi al mattino.
Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore.
Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso la grazia più luminosa della vita! 

(S. Agostino 354 – 430 )