Un omicidio rituale, risultato dell’eterna lotta tra il bene ed il male all’ombra di una fede che si proclama salvifica per i suoi adepti, è questo che il 25 maggio 1988 si trovano di fronte i carabinieri in una masseria di Contrada Moschicella in Calabria.
La vittima è il giovane Pietro Latella, membro della setta Apostoli di Cristo, che qualche giorno prima, arrivato da Torino, era fortemente atteso.
Alla guida del gruppo c’è la sacerdotessa Lidia Naccarato, carismatica 36enne di San Pietro in Amantea, immigrata a Torino a 12 anni, e rientrata nel suo paese natale per dare nuovo impulso alla “comitiva” fondata dallo zio Antonio 11 anni prima in Piemonte.
La loggia è nata come gruppo di preghiera, ma nel giro di qualche anno si è trasformata quasi in un clan mafioso, dove circola droga, alcol, armi e sesso, nonché grosse somme di denaro.

Lidia Naccarato Fonte foto: Pillamaro.it

La scena che si presenta ai militari sopraggiunti sul luogo è davvero singolare: Lidia in abito bianco è sdraiata su un lettino, mentre in uno stato di trance i suoi fedeli, sudati e scalzi – racconta uno degli investigatori – la circondano tenendosi per mano, mentre recitano strane preghiere. Nella stanza vengono rinvenute immagini sacre, soprattutto della Madonna, da cui la giovane dichiara di ottenere le direttive per gestire la setta (nonché una foto del maestro defunto); mentre una stanza attigua è sigillata, e sulla porta c’è un cerchio rosso con 12 croci all’interno. Immediatamente l’uscio viene aperto e ciò che viene trovato all’interno, è il corpo senza vita di Pietro Latella. L’uomo è incaprettato, ovvero si presenta con le caviglie e le braccia legate dietro le spalle, con una corda passata intorno al collo, così da provocare una rapida rottura della giugulare. È questa la punizione a cui vengono sottoposti dalla mafia i “traditori”, ma c’è di più: è stato ucciso con 12 colpi di pistola come i 12 apostoli di Cristo, che lui al pari di Giuda ha tradito. A decretarne la morte è stata la sacerdotessa per salvare l’umanità intera, secondo una presunta ispirazione divina, che prevede la sua eliminazione e il cui sacrificio avrebbe garantito il ritorno del sommo sacerdote, Antonio Naccarato, dal mondo dei morti. Precedenti processioni fatte alle ore 19.00 in una grotta in cui il santone “in vita” si recava a meditare, non hanno sortito l’effetto sperato della “resurrezione“, nonostante le tante sigarette Muratti e bottiglie di wiskj di cui si sono dotati i credenti e nonostante i viveri che ogni giorno la nipote fa portare al cimitero per lo zio defunto, che dall’aldilà le rivela la data della fine del mondo: 24 maggio 1988. All’alba del giorno seguente, Antonio sarebbe resuscitato assieme a Gesù Cristo; una vera riscrittura dell’Apocalisse.
Al momento dell’omicidio assieme al cadavere di Latella i carabinieri ritrovano pistole, fucili, migliaia di cartucce e quasi un miliardo di lire tra contanti, assegni circolari e depositi bancari. Il tutto deve servire ai membri della setta per combattere l’esercito del male, che avvalendosi di un “infiltrato” nel gruppo e cioè Latella, è pronto a rapire o uccidere la loro guida suprema. Se ciò rappresenta la giustificazione per l’arsenale trovato e l’omicidio compiuto, di certo non c’è una spiegazione altrettanto valida per il quantitativo di denaro scovato, per lo più gestito dalla stessa Lidia e dal fratello Salvatore. Nelle altre stanze della masseria i gendarmi recuperano gioielli e ancora altro denaro.

Ma come sono andati i fatti?                                                                          Lidia incarica Salvatore di riunire tutti i “Consacrati” all’interno di una stanza, salvo Pietro Latella, che sentendosi non più parte del gruppo e finanche in pericolo, decide di fare ritorno a Torino. L’uomo sale in macchina, ma presto viene seguito dai confratelli che gli sparano negli pneumatici facendolo precipitare in una scarpata. Viene estratto dall’auto: è vivo, ma decisamente malconcio. Ricondotto alla masseria in contrada Moschicella, lo preparano per essere la vittima del rituale che gli costerà la vita, e secondo quanto dichiarato dalla leader, è proprio lo zio Antonio a chiedere la sua morte, affinché si compia la profezia. A questo punto, la sacerdotessa incarica Santo Sicoli e Salvatore Naccarato di uccidere Latella. I due sono talmente suggestionati dalle parole della donna e dello zio, da avere delle allucinazioni riguardo all’aspetto della vittima: Era un mostro e le pallottole rimbalzavano sul suo corpo senza nemmeno scalfirlo. Non so come abbiamo fatto a sconfiggerlo”. Dodici colpi di arma da fuoco, per poi rinchiuderlo in una stanza sigillata affinché il Demonio non possa uscire ed impossessarsi di un altro corpo.

Un articolo di giornale de “La Repubblica” del 29 Maggio 1988 sottolinea che la santona ed i suoi fedeli hanno punito un traditore: Siamo di fronte a una autentica organizzazione criminale, spiega il magistrato che si occupa del caso, “una setta che aveva anche altri interessi”, sostiene il sostituto procuratore della Repubblica, Luigi Belvedere, che si cela dietro una finta comunità di preghiera. Si parla di droga, di legami con la mafia e di rapimenti, perché viene trovato anche il ritaglio di un giornale con la foto del piccolo Marco Fiora, il bimbo di 7 anni rapito nel 1987 a Torino (dove la setta conta altri 800 seguaci), prigioniero ormai da più di un anno, si dice, sull’Aspromonte. È questo il periodo dell’Anonima sequestri e col ritrovamento della foto si pensa ad un coinvolgimento del gruppo nel rapimento di Fiora, ma l’idea risulta infondata. Il PM ritiene per contro di avere prove tali da poter affermare che l’esecuzione di Latella è nata da motivi di contrasto tra il gruppo calabrese ed il gruppo torinese, legati ad una qualche attività criminosa ancora da chiarire. Un altro ramo di adepti è stato scoperto riunirsi a Pagani in provincia di Salerno.

L’arrivo delle forze dell’ordine nella masseria, che arrestano 35 persone con l’accusa di concorso morale e materiale in omicidio e tentato omicidio, è avvenuto grazie alla segnalazione non senza reticenza, fatta da un ambulante originario di Bari e residente a Torino. Si tratta di un certo Lorenzo Tommasicchio, 39 anni, che arrivato in ospedale a Cosenza con una ferita di arma da fuoco sul viso, è stato costretto a dare precise spiegazioni sull’accaduto e sul luogo di incontro dei suoi confratelli. L’uomo ha partecipato alla  cerimonia, che iniziata la sera del 24 maggio, ha visto adepti che allucinati dichiarano di leggere in cielo la scritta “Viva Maria” e che hanno iniziato a sparare colpi in aria, uno dei quali lo ferisce.

Fonte foto: podtail.com

Per conoscere Lidia Naccarato bisogna fare un passo indietro e risalire alla figura carismatica dello zio Antonio Naccarato; Santo Nenio, questo era il nome con cui era noto nel suo paese. Immigrato con la famiglia a Torino, decide di fondare la Setta denominata Gruppo di Preghiera del Rosario, che attende la resurrezione di Cristo. L’uomo è un profeta, cioè colui che parla in nome di Dio e pertanto vanta poteri soprannaturali, tanto da poter leggere nel passato e nel futuro. Lidia, sua consigliera ed erede spirituale, a sua volta sostiene di avere delle visioni, e di aver ricevuto quel “dono” della Madonna in una delle sue tante apparizioni. Ma è un episodio del 1972, quando Lidia ha 20 anni, che segna il vero inizio della sua “carriera”. La ragazza sta scrivendo ad una cugina in America, quando le appare sul foglio di carta una foglia ed una scritta a caratteri d’oro. Trovando questa foglia potete salvare l’Universo. Avere vita eterna e dare vita eterna”, recita il testo, ed al centro della foglia, il nome della giovane. Tutti, ma soprattutto Antonio, sono convinti si tratti di un segno divino, che designa la nipote come colei che deve: “preparare il nuovo avvento del Cristo in Terra per combattere il Male e Satana”. Rimediare agli effetti del Peccato Originale e disporre il ritorno del Messia, sono gli obiettivi che il gruppo si prefigge. Le Sacre Scritture, rappresentano la loro fonte d’ispirazione, insieme ad altri testi, tra cui Il Poema dell’Uomo Dio di Maria Valtorta, una mistica cattolica italiana originaria di Caserta, morta a Viareggio il 12 ottobre del 1961. L’opera è stata condannata dal Sant’Uffizio (iscritta nell’Indice dei libri proibiti nel 1959), successivamente – e in epoche più recenti – pubblicata col nuovo titolo “L’Evangelo come mi è stato rivelato”.
Zio e nipote, i prescelti, ritornano quindi a San Pietro di Amantea, dove trovano terreno fertile ed incominciano ad organizzare incontri di preghiera nella cascina di Contrada Moschicella. Qui si parlerà di guarigioni, apparizioni e scritte nelle nuvole, con un numero sempre crescente di adepti, tra cui anche professionisti assolutamente poco interessati alla preghiera. Nel 1983 però, Antonio muore, ed a succedergli è Lidia, la quale sostiene di continuare a dialogare quotidianamente col defunto e prosegue nella sua missione fino al giorno dell’omicidio.

35 membri della setta vengono processati; tra questi i cosiddetti Dodici Apostoli, ma solo tre di loro insieme a Lidia sono condannati per omicidio. Tra i fermati, alcuni membri delle  famiglie Naccarato e Sicoli. Alla donna, già nel febbraio 1989 vengono concessi gli arresti domiciliari. Nel maggio 1989, i carabinieri effettuano altre detenzioni, ma stavolta solo per violazione dei domiciliari; ovvero la giovane ed alcuni membri del “vecchio gruppo” trovati a pregare nella cascina in contrada Moschicella, ma la Naccarato abita già nella masseria.

Fonte foto: ebible.it

La santona, al pari di tutti i seguaci della setta Gruppo di Preghiera del Rosario, non prova alcun rimorso e giustifica l’omicidio di Pietro Latella citando i versi del profeta Daniele (9, 26-27):

26 Dopo sessantadue settimane,
un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui;
il popolo di un principe che verrà
distruggerà la città e il santuario;
la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine,
guerra e desolazioni decretate.

27 Egli stringerà una forte alleanza con molti
per una settimana e, nello spazio di metà settimana,
farà cessare il sacrificio e l’offerta;
sull’ala del tempio porrà l’abominio della
desolazione
e ciò sarà sino alla fine,
fino al termine segnato sul devastatore.

Da approfondite perizie psichiatriche emerge un profilo psicologico della Naccarato oscillante tra due possibili diagnosi: psicosi delirante o quello perverso-psicopatico, ovvero disarmonia evolutiva con tratti isterici, paranoidi e problematiche sessuali (imponeva la pratica omosessuale come necessaria al bene del gruppo stesso). Lidia organizza dunque un gruppo di preghiera che presenta tutte le caratteristiche formali ed esteriori tipiche del Satanismo Tradizionalista (l’adorazione) e del cosiddetto “Satanismo Acido” (o Acidismo, che prevede l’omicidio rituale), solo che i “satanisti” acidi uccidono in nome di Satana in opposizione al Dio cristiano, mentre la Naccarato ed i suoi seguaci hanno ucciso nel nome di Dio in opposizione a Satana, un atto che darebbe vita al  “Cristianesimo acido”.

Nel frattempo i membri del gruppo fanno perdere le proprie tracce, anche se a San Pietro in Amantea si parla ancora di riunioni di preghiera fino al 2010. Anche Lidia sembra scomparsa, quasi sparita nel nulla, chissà se “redenta” o pronta a metter su un altro gruppo di preghiera… Acido!