Il Dipartimento di Studi Letterari Filologici e Linguistici dell’Università Statale di Milano, da qualche tempo, ha iniziato un progetto scientifico che potrebbe essere destinato a riscrivere la storia dell’esplorazione degli Stati Uniti da parte di Cristoforo Colombo, in quanto, nelle pagine di un’opera di origine medievale rimasta inedita fino ad oggi, scritta dal domenicano Galvano Fiamma intorno al 1340, vi si trova uno strano riferimento ad una terra lontana, situata al di là dell’Oceano Atlantico. Tale menzione a un territorio che sembrerebbe assomigliare al continente americano si trova nella Cronica Universalis del frate milanese Galvano Fiamma, che fu autore di varie cronache scritte nel periodo visconteo, le cui affermazioni ne anticiperebbero la conoscenza di un secolo e mezzo prima di Colombo. All’interno dell’opera, che è oggetto di analisi da parte degli studiosi, vengono fatti diversi riferimenti a una terra di nome Marckalada, dal nome molto simile a quella di Markland, all’interno delle saghe norrene.

In precedenza, diverse esplorazioni delle coste settentrionali dell’Atlantico erano già state compiute secoli prima dai navigatori vichinghi che hanno lasciato, però, pochissime tracce nei loro racconti semileggendari, e la notizia della “potenziale” esistenza di terre al di là dell’Atlantico non erano mai state documentate fuori dai territori della Scandinavia; ma, dalla scoperta fatta dalla Statale di Milano, questa terra era già nota anche più a Sud, da quanto sembra. Dalla traduzione eseguita dagli studiosi, i marinai che percorrevano i mari di Danimarca e di Norvegia raccontavano che, oltre essa, verso settentrione, si trova prima l’Islanda, e poi un’isola detta Grolandia; ma, ancora oltre, verso occidente, vi è una terra chiamata Marckalada, i cui abitanti sono dei giganti e vi si trovano edifici di pietre così grosse che nessun vivente sarebbe in grado di poterle metterle in posa, se non loro, i “grandissimi”, nelle cui lande crescono alberi verdi e vivono moltissimi animali e uccelli.