Lidice è un comune della Repubblica Ceca facente parte del distretto di Kladno, in Boemia Centrale .  E’ protagonista di uno dei tanti capitoli assurdi del nazismo, quando, nel 1942, il generale tedesco Reinhard Heydrich era stato ucciso in un imboscata da parte di alcuni soldati cecoslovacchi. Un intero villaggio distrutto e tutti i suoi abitanti sterminati o deportati, tra loro anche 99 bambini. Due alberi, un ciliegio e un pero allora poco più che ramoscelli e oggi grondanti frutti che nessuno raccoglie, scamparono chissà come alla furia nazista.

Lidice aveva il destino segnato; doveva essere cancellata dalla faccia della terra, era la rappresaglia feroce, su ordine di Hitler, per l’uccisione di Reinhard Heydrich, il Reichsprotektor, che dietro al viso angelico e alla sensibilità di un raffinato musicista, celava l’anima nera del nazismo, l’artefice della Conferenza di Wannsee e dello sterminio degli ebrei.

Proprio per questa sua duplice natura l’operazione ideata a Londra e finalizzata alla sua eliminazione era stata battezzata “Anthropoid”. Un gruppo di patrioti cecoslovacchi addestrato dai servizi speciali britannici si era fatto paracadutare in patria, aveva studiato le abitudini di Heydrich, compresa quella di girare sempre con una Mercedes scoperta in segno di potere e di sfida, e l’aveva attaccato durante a colpi di mitra e di granata.

In risposta, dunque, all’assassinio, i nazisti di Hitler non lasciarono tracce di questo villaggio, rimuovendo perfino le macerie, come se lì, non ci fosse mai stato un centro urbano. L’eccidio durò per oltre cinque ore e Lidice scomparve addirittura dalla cartina geografica.

I soldati della Wehrmacht ammassarono gli abitanti in una fattoria e li fucilarono a gruppi di cinque. Il triste bilancio fu di 173 uomini. I 19 scampati furono poi arruolati, mentre 196 donne vennero deportate a Ravensbrück. Di esse 143 riuscirono a sopravvivere alla camere a gas, le altre perirono di stenti o furono utilizzate per esperimenti scientifici. Solo nove bambini furono ritenuti idonei all’arianizzazione e vennero affidati a famiglie tedesche, gli altri 99 furono deportati e poi uccisi nelle camere a gas. Oggi li ricorda una grande scultura di bronzo di Marie Uchytilová realizzata negli anni Sessanta, ma completata solo qualche anno fa. Nel 1949 la nuova Lidice venne ricostruita nei pressi del vecchio villaggio raso al suolo. Finita la guerra ci vollero alcuni anni prima che il governo militare alleato, su esplicita richiesta delle donne di Lidice sopravvissute alla deportazione, scoprisse la fine che era stata riservata ai figli di queste ultime. I bambini che erano stati prescelti per realizzare la razza ariana furono infine rintracciati, e fecero ritorno in patria. Il paese fu raso al suolo completamente e dato alle fiamme. Lidice scomparve dalle carte geografiche, ma venne ricostruito nel 1949 nei pressi del vecchio villaggio distrutto nel 1942.

Una triste storia, una tragedia, uno sterminio che non avrebbe ragione di essere se non per mano di gente evidentemente priva di qualsiasi connotato umano. La memoria permane, deve permanere per considerare il male come facente parte purtroppo di un tempo che non finisce lì ma continua oggi attraverso l’odio di ciascuno di noi nel momento in cui non consideriamo il valore eterno della persona, nel momento in cui l’estremizzazione di un’ideologia prende il sopravvento sulla realtà, sulla vita così come essa ci è stata donata.