Costruita tra il 1678 e il 1680 dal marchese Massimiliano Palombara Pietraforte presso la sua residenza, Villa Palombara, la cosiddetta Porta Alchemica, è situata nella campagna orientale della città di Roma, sul colle Esquilino, vicino a piazza Vittorio Emanuele. Conosciuta anche dagli occultisti come Porta Magica, Porta Ermetica o Porta del Paradiso, fungeva da ingresso del laboratorio di Palombara. Quest’ultimo sempre del marchese che era appassionato per le scienze esoteriche e le pratiche occulte. La porta è l’unica superstite di altre cinque.

Esiste una misteriosa leggenda sulla porta: Giuseppe Francesco Borri, detto anche Giustiniano Bono, una notte, perlustrando i giardini della villa alla ricerca di un’erba misteriosa, che si diceva capace di produrre l’oro, fu visto sparire attraversandola e, quando scomparve, si lasciò dietro alcune scaglie d’oro, a dimostrazione della riuscita della trasformazione. Inoltre fu trovato anche un misterioso foglio pieno di simboli ed equazioni sconcertanti che potrebbero descrivere gli ingredienti e il processo necessari per quella magia che, in seguito, furono incisi sulle cinque porte e sui muri del palazzo, nella speranza che un giorno sarebbero potuti essere tradotti.

In particolare, il disegno posizionato sul frontone della porta, con due triangoli sovrapposti e iscrizioni in latino, appare pressoché identico a quello mostrato sul frontespizio del libro alchemico Aureum Saeculum Redivivum e, per di più, tale disegno ispirò Palombara nel 1677. Oggi il portale è fiancheggiato da due statue bizzarre con gambe corte e robuste e un grottesco volto barbuto che rappresentano secondo alcuni una divinità egizia chiamata Bes e, poste lì dopo il ritrovamento nelle vicinanze del Quirinale, dove un tempo sorgeva un tempio, dedicato ad Iside e Serapide. La loro funzione secondo molti è di guardia allo scopo di salvare dalla distruzione il porto e le sue preziose iscrizioni.

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