Giovanissima ventunenne dell’Università della California, Nia Dennis è la protagonista dell’apertura della stagione di ginnastica contro l’Arizona State. La sua performance conquista la vittoria ottenendo un punteggio altissimo (9,5) anche da parte dei giudici che hanno riconosciuto le sue doti fisiche e tecniche.

Quello che ha fatto discutere molto però è stata la dedica che la ginnasta ha voluto fare attraverso il suo esercizio, ovvero un inno alla cultura afroamericana attraverso un mash-up di brani con molte protagoniste indiscusse nel panorama discografico mondiale: Beyonce, Missy Elliott, Kendrick Lamar, Soulja Boy, Tupac Shakur e Megan Thee Stallion.

Questa è la routine che rappresenta me stessa, la giovane donna che sono oggi. Volevo che questo mio esercizio potesse rappresentare la mia cultura, una festa, potesse presentare attraverso i miei passi quella che è la mia personalità!

Le parole della campionessa originaria di Columbus sono un meraviglioso omaggio alla sua cultura ed un invito alla vita, che non conosce differenze e discriminazioni. Come si può fare quindi per trasmettere questo?

Un mezzo che abbiamo a disposizione è di sicuro lo sport. La passione per una disciplina sportiva, rende una giovane donna, come la protagonista in questione, parte di un contesto legato alla possibilità di scoprire sé stessa, relazionarsi con ogni tipo di donna e soprattutto mettersi in discussione.

Viviamo in un’era dove tutti sembrano conoscere ogni cosa e darsi per scontato sembra lo scudo più semplice per provare ad essere come tutti o per meglio dire, come spesso i social ci chiedono di essere.

Facciamo in modo allora di provare a diventare tutti uguali ma attraverso la vitalità che un campionato può darci: un esercizio fatto con una musica scelta da noi, può raccontarci più di quanto un qualsiasi social network possa fare, facciamo in modo quindi che termini come “competizione sana e superiorità sportiva” possano essere utilizzati solo ed esclusivamente in un campo gara e soprattutto per una giusta causa.

Lo sport ci rende diversi per le doti fisiche e artistiche che possediamo, c’è chi le ha innate e chi le sviluppa con il duro lavoro, ma all’interno di una disciplina, che possa essere la ginnastica come il nuoto, il colore della pelle non è in assoluto una caratteristica esistente su cui basarsi per definire una squadra vincente.

Fonte foto: billboard.com