Resistono ancora i poeti? /insulse parole, futili versi/vergati da inchiostri obsoleti/concepiti in meandri disperi/…a chi giova del poeta il detto? Di lui s’avverte nessun’occorrenza, / di sua persona e di suo concetto/ l’umanità nuova sa fare senza…

Sono alcuni versi del libro di poesie “La distanza del tempo” di Paolo Passaro. I poeti resistono, e diremo, per fortuna esistono.

Il tempo, l’attesa, l’approdo, il desiderio, l’Essere. Non c’è verso in cui tutta la passione, il legame con la vita non venga fuori. Le stagioni, i mesi, il mare, l’amata sono occasioni, mezzi, strumenti per tramutare l’Essere in realtà stringente, in amore per la vita. Un libro, una storia, “concedere forme all’emozione e dai miei versi restare ferito”.

È un legame forte quello che unisce l’esperienza terrena e quella sospesa in “viaggi d’ebbrezza”. Legame alla terra, alla vita, al senso di ogni onda che “il fioco barlume di un faro lontano che il buio stinge”. “La ricerca di un porto distante” è il filo che guida, che conduce come una trama insistente tutto il libro. La ricerca senza sosta come quella dell’amata… “dolce tua fragranza fissa dentro me lenire talvolta sa ogni mia doglia.”

La voglia di conoscere di partire, di amare, di carpire il senso della vita; questo ricorre incessantemente nelle poesie di Paolo Passaro “Nessun affetto, nessuna certezza può trattenere l’immane bisogno; assaporare del viaggio l’ebbrezza”.  Oppure “…Ma rientrati a desiato costume indomabile istinto ci spinge oltre le placide acque del fiume verso l’ignoto che lieto si finge”. “…dove impera l’incolume mistero le parole dipingono comete”.

 “…Ascendere, abbandonare il fardello per Essere”, vengono in mente tanti autori da Rilke a Leopardi a cui l’autore stesso s’ispira. Versi che scorrono lievi, belli da leggere, in cui ci si può lietamente immedesimare, in cui proiettare le proprie vite, i propri sogni. Quelli di Passaro sono versi carichi di verità, a volte di sofferenza, di vuoto, di tristezza. È il percorso della vita, è una lotta destinata a chi vuole esserci, a chi non si tira indietro, una guerra in cui “l’Essere si riconcilia/ con l’io, sublime stupore/mirabile simmetria.