Nella borgata Tramontone, nel cuore della città di Taranto, vi è il murales del volto di un quindicenne sulla facciata di uno dei suoi palazzi, deceduto due anni fa per via di un sarcoma ai tessuti molli connesso e, a provocare la sua morte, secondo la famiglia, è stata un’esposizione prolungata alle emissioni altamente nocive dell’ex ILVA.

A realizzare una tale opera di denuncia lo street artist di origini napoletane Jorit, da anni impegnato nel “difficile tentativo” di diffondere messaggi di forte impatto sociale, con lavori che da sempre abbelliscono i quartieri più problematici di diverse città italiane, e l’ultima si inserisce in un’operazione di riqualificazione urbana dal nome Trust-Taranto Regeneration Urban and Street, che ha visto l’amministrazione comunale di Taranto assegnare a un gruppo di street artist di fama internazionale le facciate di alcuni edifici per “mettere in mostra la loro arte”.

Da qui la decisione di dedicare il murales a lui assegnato ai bambini ammalati di tumore a causa della vicinanza a stabilimenti siderurgici e a fonti di inquinamento dell’aria, come l’ILVA e l’ItalSider di Bagnoli, di cui si continua a pagare il tragico prezzo di decenni legati all’inquinamento ambientale. A chiudere il cerchio, all’interno dell’opera, un collegamento agli articoli 32, che garantisce a tutti i cittadini il diritto fondamentale alla salute e all’adeguata assistenza sanitaria, e 4 della Costituzione Italiana, riguardo il diritto al lavoro: un binomio che in Italia non è mai riuscito a concretizzarsi senza ledere la salute dei cittadini, soprattutto dei più piccoli.