Poche ore fa, la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha preso parte alla manifestazione di sciopero indetta dai lavoratori della ditta Italiaonline dopo la scoperta dell’esistenza di un piano di ristrutturazione con il licenziamento di 400 esuberi in tutta Italia, insieme al trasferimento di 241 lavoratori nella sede di Milano e alla probabile chiusura della sede torinese.

La presenza del sindaco, oltre ad indicare il legame di solidarietà dell’intera città, dà un’idea di quanto sia grave la situazione, dato che il gruppo digitale aveva programmato, con lei e il presidente della Regione Chiamparino, un incontro il 19 marzo per trovare una soluzione per ridurre al minimo i danni mentre, agendo cosi, dimostrano una completa mancanza di rispetto verso le istituzioni, i lavoratori e le loro famiglie.

Società nata nel giugno 2016 con l’obbiettivo di dar vita al leader di mercato nel settore della pubblicità digitale e dei servizi internet per le piccole e medie imprese in Italia, Italiaonline riunisce in sé i due maggiori portali internet italiani (Libero.it e Virgilio.it) la cui rete di siti raggiunge oltre 18 milioni di utenti al mese, con un utile netto di 26,4 milioni.

La decisione di ristrutturare e delocalizzare nel nostro paese (oltre a colpire nuclei familiari che si ritroveranno senza un’entrata fissa mensile) sta prendendo sempre più piede tra le imprese, per ridurre i costi di produzione e servizi trasferendo attività in paesi dove la manodopera è a prezzi molto più bassi, permettendo il recupero dei costi di spostamento ma, a volte, a scapito della qualità dei servizi.

Il rischio legato alla delocalizzazione, a detta degli esperti, è quello di creare ampie “zone di impoverimento sociale” per via della sottrazione del lavoro in favore di interi ecosistemi produttivi che, alla fine, indeboliscono la struttura originale.

Bisogna sperare che questa sia solo una fase passeggera.